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Ai piedi delle Murge, tra castelli e terre rosse

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Castello di gioia del colle, esterno, cortile 05 · foto Sailko, CC BY 3.0, Commons

Gioia del Colle · Turi · Sammichele di Bari · Casamassima · BA

Quattro paesi della provincia di Bari sul margine delle Murge. Le schede del Ministero della Cultura mettono Turi sui primi contrafforti dell'altopiano e Casamassima ai suoi piedi, mentre l'Enciclopedia Italiana del 1933 colloca Gioia del Colle nell'insellatura tra le Murge di nord-ovest e quelle di sud-est. Il legame più concreto è la vite: il disciplinare della DOC Gioia del Colle, letto in una copia da riverificare sul testo ministeriale, comprende tutti e quattro i comuni nella zona di produzione. Il tema delle masserie, invece, regge poco: le fonti consultate quasi non ne parlano, e a Turi conta più la ciliegia che l'uva. Resta un viaggio di pietra, per chi ama castelli, scavi e feudi, con un sito peucezio al centro. L'ordine delle tappe e la divisione in giorni sono una nostra proposta.

In breve

Durata. 3 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — Gioia del Colle

Il castello di Gioia del Colle sta a circa 360 metri, e secondo la scheda della Direzione regionale Musei Puglia la sua pianta è un ampio cortile quadrangolare chiuso da torri e cortine di conci squadrati. La stessa scheda vi legge tre epoche, prenormanna, normanna e sveva, più i restauri del Novecento; l'Enciclopedia Italiana lo dice iniziato nei primi del XII secolo da Riccardo Siniscalco, della casa normanna degli Altavilla, e ricostruito da Federico II nel 1230. Nella stessa voce del 1933 il territorio è una vasta zona calcarea con piccole falde d'acqua nel sottosuolo, vigneti, uliveti e mandorleti, e nelle parti alte pascoli, macchie e bosco. Nel 1933 l'Enciclopedia Italiana segnalava nell'androne capitelli romanici firmati dagli scultori Mele da Stigliano e Finarro da Canosa. Dal 1977 il castello ospita il Museo Archeologico Nazionale con i reperti di Monte Sannace: vasellame peucezio, un cratere corinzio a figure nere della metà del VI secolo a.C., un'antefissa con testa di Gorgone venuta dall'acropoli. Il disciplinare della DOC, da riverificare, descrive per i vigneti terre rosse nate dalla dissoluzione di rocce calcaree, e attribuisce all'abate Francesco Filippo Indellicati, nel 1799, la prima selezione clonale del Primitivo in contrada Terzi, e dal 1820 il vitigno si diffuse in altri comuni; la Mozzarella di Gioia del Colle è DOP per un regolamento europeo del 9 dicembre 2020, ma già nel 1933 Treccani scriveva di un paese noto per mozzarelle e lane. Durante la guerra, scrive ancora Treccani, da un campo di fortuna per aeroplani presso la città, partì d'Annunzio per il bombardamento di Cattaro. L'indomani si esce verso Turi, lungo la provinciale degli scavi.

Giorno 2 — Monte Sannace e Turi

Al chilometro 4,5 della provinciale 61 si entra nel Parco archeologico di Monte Sannace, che la pagina del Ministero della Cultura definisce uno fra i più importanti siti indigeni della Peucezia preromana. I resti vanno dall'età del Ferro all'età romana primo-imperiale, ma la fioritura, per la stessa pagina, cade tra il VI e il III secolo a.C., e nella seconda metà del IV secolo a.C. una cinta di mura separò l'acropoli dall'abitato in pianura. Sono le mura a spiegare la città: secondo l'Università di Bari un primo circuito cingeva l'acropoli, un secondo i quartieri occidentali; poi altri due, di qualche decennio più recenti, e l'ultimo racchiudeva l'intero insediamento; e un tratto conservato, alto più di tre metri, ha ancora una porta. Sull'acropoli si vedono grandi tombe, un edificio pubblico detto stoà, una casa ellenistica e tombe dipinte sotto tettoia, tra cui la n. 8, dei primi del III secolo a.C.; in pianura, tra le case-bottega delle insulae, è emerso un pressorium in pietra per l'olio. I due itinerari di visita, archeologico e naturalistico, partono dalla Masseria Montanaro, presso l'ingresso.

Turi sta a circa 250 metri, sui primi contrafforti della Murgia, e la scheda ministeriale vi riconosce un importante insediamento peuceta tra età arcaica e IV secolo a.C.: lo stesso popolo di Monte Sannace. Nel 1269 il paese compare tra i casali della Terra di Bari nei registri della Cancelleria angioina; i Moles, nel 1547, rifecero il castello in palazzo gentilizio, e i marchesi di Venusio, che acquistarono il feudo nel 1741, gli diedero l'aspetto attuale. Tratti della cinta ampliata restano in via Putignano e in via Orlandi. L'International Gramsci Society colloca a Turi la detenzione di Antonio Gramsci dal 19 luglio 1928 al 19 novembre 1933, con matricola 7047: qui, nel 1929, cominciò i quaderni. Se il carcere sia visitabile, le fonti non lo dicono. Il Comune scrive che le ciliegie coprono quasi metà del territorio e celebra la Ferrovia con una sagra a giugno, nel tempo della raccolta. Da Turi il viaggio piega verso Sammichele.

Giorno 3 — Sammichele di Bari e Casamassima

A Sammichele il castello ha pianta quadrata di poco più di venti metri per lato, con due torri lievemente aggettanti sulla facciata orientale, secondo il catalogo del Ministero della Cultura. La prima notizia certa, per la scheda ICCD del 2024, è una data incisa sull'arcata del portale, il 1504: il banchiere genovese Hieronimo Centurione, signore del luogo, affiancò alla torre una cappella per Maria Maddalena. Il paese nasce da un acquisto: nel 1609 il portoghese Miguel Vaaz comprò feudo e castello; vi accolse una colonia di Serbi rifugiati dalla Dalmazia, in un quartiere detto Casa Vaaz. Le fonti non concordano sull'anno in cui i Serbi se ne andarono; concordano che il borgo fu ripopolato dai centri vicini e prese il nome di San Michele. Nel 1675 il castello fu rifatto, e nella seconda metà dell'Ottocento l'architetto Ascanio Amenduni, di Casamassima, gli diede torri merlate, facciata in bugnato e bifore a sesto acuto; il Comune lo acquistò nel 1971. Dentro c'è il Museo della civiltà contadina dedicato a Vito Donato Bianco, professore di chimica all'Università di Bari; il sito del museo conta oltre cinquemila oggetti in quindici sale, dal ciclo del vino a quello dell'olio. La Città dell'Olio segnala due menhir lungo la vecchia strada per Taranto, e una guida ospitata dalla Regione descrive la zampina, salsiccia a spirale in budello di capretto o agnello, con una sagra dedicata.

Casamassima è vicina anche nelle carte: Vaaz acquistò pure questo feudo, e la scheda del castello di Sammichele ricorda Domenico Giuseppe Caracciolo, duca di Vietri e Casamassima. Ai piedi delle Murge, presso la Lama San Giorgio, la scheda ministeriale descrive un borgo medievale stretto intorno alla dimora padronale; nel borgo si aprono i vicoli ciechi detti «chiassi», tra intonaci azzurri. Il filo, qui, sono le difese di quel borgo e ciò che ne resta. È un centro antico: il primo documento è del 962, nel Codice diplomatico barese; il feudo è certo dal 1179, e nel 1348 il borgo subì il saccheggio delle truppe ungheresi. Delle circa trentatré torri delle mura ne resta una sola, quadrangolare, il donjon del castello; del nucleo medievale sopravvivono la torre campanaria e l'abside della chiesa matrice. Tra le porte, Porta Orologio fu rifatta nel 1841 su progetto di Angelo Michele Pesce, con torre e tholos a colonnine doriche. Agli Acquaviva risale il monastero di Santa Chiara, nato nel 1573 come orfanotrofio voluto da Antonio Acquaviva d'Aragona. L'ultima memoria è del Novecento: il Museo di Storia della Polonia ricorda il cimitero militare polacco, consacrato nel 1946, il più meridionale e il più piccolo dei cimiteri polacchi in Italia, con i caduti della Linea Gustav e un altare con la Madonna della Porta dell'Alba di Vilnius. Il viaggio, nella nostra proposta, si chiude qui.

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