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Dalla guglia degli Orsini alla firma di Teofilatto

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Piazza san Giorgio di Melpignano · foto Lupiae, CC BY-SA 3.0, Commons

Soleto · Corigliano d'Otranto · Melpignano · Castrignano de' Greci · Carpignano Salentino · LE

È un viaggio in cinque paesi della provincia di Lecce che fanno parte dell'Unione dei comuni della Grecìa Salentina. Il filo che le fonti reggono non è tanto la lingua quanto il rito: un'iscrizione greca su un campanile, un arciprete che firma in greco, una cripta con un affresco datato, un convento costruito per allontanare il territorio dai riti greci. Sotto, un secondo filo, feudale: la Contea di Soleto e gli Orsini del Balzo. Va detto con onestà che sul griko parlato oggi le fonti lette si contraddicono per Soleto, Melpignano e Castrignano, e che per Carpignano Wikipedia lo dice non grecofono: la lingua resta sullo sfondo, documentata senza contraddizioni tra le fonti solo a Corigliano. È un itinerario per chi legge le chiese per date e iscrizioni.

In breve

Durata. 4 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — Soleto

Si arriva sotto la Guglia, un campanile tardogotico che secondo l'Unione dei comuni Raimondello Orsini del Balzo, principe di Taranto, fece costruire nel 1397: quaranta metri, pensati per celebrare la potenza della famiglia. Il perché sta nella geografia feudale. Soleto, scrive l'Unione, fu nel Medioevo il centro di una contea che comprendeva vari paesi dell'attuale Grecìa, e dopo la morte di Raimondello fu la moglie, Maria d'Enghien, contessa di Lecce, a continuare a occuparsene. Una leggenda vuole la Guglia innalzata in una notte da «macare» evocate dall'alchimista Matteo Tafuri; la scheda della Regione la smonta da sé, ricordando che il campanile era finito cento anni prima che Tafuri nascesse. In via Ospedale, la chiesetta trecentesca di Santo Stefano ha facciata in pietra leccese, rosone e campanile a vela con bifora; dentro, per la Regione, la navata unica è coperta di cicli: la vita di Gesù a nord, i miracoli e il martirio di santo Stefano a sud, il Giudizio universale a est. Il dettaglio singolare non si vede in paese, perché le fonti lette non dicono dove sia conservato: nel 2003, riferisce la scheda regionale, a Soleto è stato trovato un frammento di vaso in ceramica nera con una mappa del capo iapigio, il Salento meridionale. Wikipedia aggiunge che nel 1598 l'arciprete Antonio Arcudi scrisse a Clemente VIII firmandosi in greco, ultimo arciprete di rito greco del paese. Il rito, il giorno dopo, si ritrova inciso su una torre.

Giorno 2 — Corigliano d'Otranto

Il campanile della chiesa matrice di San Nicola è del 1465, ma l'iscrizione greca che lo data, secondo l'Unione dei comuni, porta l'anno 6973, contato secondo l'era bizantina; in origine era una torre di vedetta. La chiesa fu costruita nella seconda metà del Cinquecento su una cappella più antica, ha un portale del 1573 con il Redentore, la Vergine e san Nicola di Mira nella lunetta, e un pavimento a mosaico con un albero della vita che richiama quello della cattedrale di Otranto. Il castello de' Monti spiega un'altra trasformazione, quella delle armi. Per il portale italia.it, nel Cinquecento il marchese Giovan Battista de' Monti racchiuse le torri medievali, ormai deboli contro le armi da fuoco, in una fortezza rinascimentale, dedicando le quattro torri a San Michele Arcangelo, Sant'Antonio Abate, San Giorgio e San Giovanni Battista; l'Unione ricorda che il duca Francesco Trane ne fece una dimora gentilizia; la facciata barocca ha statue allegoriche nelle nicchie (italia.it). Poi la fortezza divenne fabbrica: sul portale si legge ancora «Mulino a vapore San Nicola». Corigliano è il paese dove le fonti lette concordano sul griko: il Touring Club lo dice isola linguistica del griko, e Wikipedia riporta che nel 1964 lo parlava il 71,1% degli abitanti. Prima di partire c'è l'Arco Lucchetti, scolpito sull'ingresso di una casa, che Wikipedia dice rimontato nel 1497 da mastro Nicola Robi. Il terzo giorno porta dove la Chiesa latina rispose al rito greco.

Giorno 3 — Melpignano e Castrignano de' Greci

A Melpignano, Lipignana in griko, la piazza San Giorgio è chiusa da portici rinascimentali che l'Unione dice costruiti a fini commerciali; la chiesa di San Giorgio, dei primi decenni del Cinquecento e rinnovata tra il 1785 e il 1794, ha sul portale il santo che uccide il drago. Il perché della giornata è in periferia. Secondo italia.it l'ex convento degli Agostiniani fu costruito dal 1573 insieme ad altri conventi e monasteri voluti dalla Chiesa latina per contrastare il legame del territorio con i riti greci; la chiesa, a navata unica con sei cappelle, fu completata nel 1662, e il complesso, abbandonato per decenni, oggi ospita attività culturali. Il Palazzo Marchesale Castriota Scanderberg, del Seicento, ospita il Museo Storico del Tarantismo. Wikipedia ricorda che il paese sorge sulla pietra leccese, con molte cave, e che dal 1806 al 1837 fu unito a Castrignano de' Greci.

Castrignano riceve poche righe, perché il sito del Comune non ha restituito contenuti storici. L'Unione indica le pozzelle, in griko «ta fréata»: ipogei in doline carsiche alla periferia, piccoli serbatoi scavati per l'acqua delle famiglie e per i periodi di siccità; Wikipedia ne conta circa un centinaio in una dolina, oggi parco attrezzato. La stessa scheda dell'Unione ricorda il castello De Gualtieris, rimaneggiato, e fa risalire al VI secolo la cripta bizantina di Sant'Onofrio. Wikipedia scrive che il rito greco vi durò fino al 1614. Il giorno dopo il rito greco si ritrova dipinto, con una data, a Carpignano.

Giorno 4 — Carpignano Salentino

Una scalinata e una piccola facciata barocca nascondono la cripta della Madonna delle Grazie, detta di Santa Cristina, scavata nella roccia in due ambienti con due absidi. Il Comune la indica come la prima testimonianza del rito greco a Carpignano, e qui il dettaglio è una firma: accanto al Cristo Pantocratore si legge «Theopilaktos 959», il pittore Teofilatto, secondo la scheda regionale. Il paese, scrive il Comune, ha origine nella civiltà rupestre. Dei quattro menhir originari ne restano due, Grassi e Croce Grande, detta Staurotomèa. In paese il Comune legge un impianto con cardo e decumano, oggi via Roma e via Duca Ghezzi; sul Palazzo Ducale dei Ghezzi si legge il motto «NON SIBI SED ALIIS», e l'Unione vi colloca il Museo Archeologico. L'abbazia di Santa Maria della Grotta nasce da un racconto tradizionale, un anziano cieco e un sogno della Madonna; la chiesa, per il Comune, conserva una tela di Ippolito Borghese. Altri luoghi indicati dal Comune: la parrocchiale, con il mosaico pavimentale di Giuseppe Peluso e il battistero voluto dal barone Nicolò Personè. Il viaggio, nella nostra proposta, si chiude qui.

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