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Le strade che salgono all'Angelo

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Sanctuary of Saint Michael the Archangel · foto Bernard Gagnon, CC0, Commons

Manfredonia · Monte Sant'Angelo · San Giovanni Rotondo · Foresta Umbra · Vieste · FG

Nel medioevo, ricorda il Comune, Monte Sant'Angelo era una tappa dell'itinerario «Homo, Angelus, Deus», e questo viaggio la tratta come tale: parte dalla costa, sale alla grotta dell'Arcangelo e da lì segue le altre strade che vi arrivano. Il filo non è nostro. Il Parco Nazionale del Gargano descrive una Via dei pellegrini da Vieste e una via Sacra-Langobardorum da Benevento; la cartoguida «Discovering Puglia» del 2015 traccia percorsi da Siponto e da San Giovanni Rotondo; la pagina del Comune ricorda che l'itinerario medievale «Homo, Angelus, Deus» univa il santuario a Roma, Compostella e la Terra Santa. Va detto con onestà che le pagine del Parco sono ferme al 2023 e la cartoguida al 2015: i tracciati vanno riconfermati presso gli enti. L'ordine delle tappe è una proposta nostra.

In breve

Durata. 4 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — Manfredonia e Siponto

Il viaggio comincia sulla costa, davanti a una basilica fatta d'aria. Nel Parco archeologico di Siponto l'opera di Edoardo Tresoldi, installata nel 2016, ridisegna in rete metallica l'ultima fase della basilica paleocristiana: secondo il Ministero della Cultura è alta 14 metri e pesa circa sette tonnellate. Siponto era colonia romana dal 194 a.C. e uno dei principali porti della Regio II; restano i mosaici del IV secolo e Santa Maria Maggiore, un cubo sormontato da una piccola cupola, con un portale su colonne poggiate su leoni. Sulla fine della città antica le due schede del Ministero non concordano; concordano invece sul fatto che i sipontini passarono nella città nuova di re Manfredi, che la scheda del centro storico data ufficialmente al 1263. Le mura nacquero da una convenzione del novembre 1277 con un «mastro Giordano di Monte Sant'Angelo», e già qui la montagna entra nella storia della costa. Nel castello, donato allo Stato nel 1968 e aperto come museo nel 1980, il Ministero conserva una collezione di stele daunie, lastre dell'VIII-VI secolo a.C. con ornamenti o con armi, il cui primo nucleo Silvio Ferri recuperò negli anni Sessanta nelle campagne sipontine. In località Lama Volara, San Leonardo di Siponto, del XII secolo, è per un articolo della rivista In_Bo dell'Università di Bologna l'avvio di un itinerario di circa 40 km verso Siponto e Pulsano. Il percorso della cartoguida 2015 da Siponto al santuario si chiamava «Impronte dell'Arcangelo».

Giorno 2 — Monte Sant'Angelo

A 843 metri, su uno sperone calcareo, Monte Sant'Angelo è per la scheda del Ministero il centro più elevato del Gargano; l'abitato, di cui le prime fonti scritte risalgono all'812, crebbe poco prima del Mille vicino alla grotta. Si scendono 86 gradini fino alla «Porta del Toro», dove la pagina del Comune segnala i segni lasciati dai pellegrini; poi le porte di bronzo, fuse a Costantinopoli nel 1076. Sotto, le cripte longobarde conservano iscrizioni dei duchi di Benevento: è questo il santuario che la valutazione ICOMOS chiama «nazionale» dei Longobardi, e che dal 25 giugno 2011 fa parte del sito UNESCO dei Longobardi in Italia. Il campanile ottagonale, alto 27 metri, prende a modello Castel del Monte. Fuori, il rione Junno allinea case spesso di un solo vano con cisterna e camino, legate da archi e scalinate. Al battistero di San Giovanni in Tumba si impara una lezione di metodo: la biblioteca comunale spiega che il nome di «Tomba di Rotari» nasce da una lettura sbagliata della parola «tumba» in un'epigrafe, mentre una pergamena del 1087 attribuisce l'edificio a Paganus, magister di Siponto, e a Rodelgrim. In alto il castello, avviato nella prima metà del IX secolo dal vescovo longobardo Orso I, fu residenza di Bianca Lancia sotto Federico II e poi prigione di Stato angioina: la pagina del Comune vi ricorda detenute Filippa di Antiochia e la regina Giovanna, probabilmente uccisa lì nel 1328. Fu a Monte Sant'Angelo, nel 1095, che il conte normanno Enrico emise il diploma di fondazione della città dove si va domani.

Giorno 3 — San Giovanni Rotondo

Secondo la scheda del Ministero, San Giovanni Rotondo nasce come città medievale il 14 novembre 1095, con quel diploma firmato a Monte Sant'Angelo, su un luogo già abitato come mostrano numerose tombe. Il paese segue il terreno e si fa schermo dal vento della valle. Federico II lo cinse di mura e torri e fece costruire Sant'Onofrio, con un'iscrizione del 1231 che lo dice «Imperatore e Signore di San Giovanni Rotondo». Delle mura resta qualche traccia, e la Porta del Lago fu demolita nel 1876; in una torre cilindrica superstite ha sede il Museo delle Arti Popolari. Nel Novecento il paese si è esteso verso ovest, verso il convento e l'ospedale. Il convento di Santa Maria delle Grazie fu fondato nel 1540 «per unanime desiderio del popolo». Qui, per il portale italia.it, Padre Pio visse dal 1916, ricevette le stimmate nel 1918 nel coro della chiesa vecchia e rimase cinquantadue anni; la chiesa di San Pio di Renzo Piano ha una pianta che rimanda alla spirale di Archimede. Nel maggio 1956 fu inaugurata la Casa Sollievo della Sofferenza, che il frate voleva «tempio di preghiera e di scienza». Dal paese il «Sentiero dell'Angelo» della cartoguida torna verso la montagna; domani si va oltre, nel bosco e verso il mare.

Giorno 4 — Foresta Umbra e Vieste

Il Parco descrive la Foresta Umbra come il cuore del Parco, una fascia di faggi e pini sul promontorio, ed è una componente del sito UNESCO «Ancient and Primeval Beech Forests of the Carpathians and Other Regions of Europe» (antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d'Europa, traduzione nostra). Vi indica una rete di circa 54 km con 15 percorsi a segnavia gialli e, a Villaggio Umbra, un museo e uno sportello; durata e difficoltà dei sentieri non sono scritte. Poi Vieste, da cui il Parco fa partire la Via dei pellegrini. Il nucleo medievale occupa Punta San Francesco, tra stradine, scalinate e archi. Nel 1176, ricorda la scheda del Ministero, da qui partì papa Alessandro III per incontrare Federico I a Venezia; nel 1554 i Turchi uccisero gran parte della popolazione, e sulla «Chianca amara» i viestani furono decapitati. Il castello, datato 1240, fu ampliato nel 1537 dal viceré Pietro da Toledo ed è oggi in uso alla Marina Militare; il terremoto del 1772 fece crollare facciata e campanile della cattedrale. Il dettaglio che resta è sull'isola di Sant'Eufemia: secondo l'Università di Bari una grotta vi era santuario di Venere Sosandra già alla fine del II secolo a.C., con circa duecento iscrizioni greche e latine, almeno quattro dedicate a Venere Sosandra e una del doge Pietro II Orseolo nel 1002; dopo il 1867 i fanalisti vi incisero i propri nomi, cancellando iscrizioni antiche. Nell'entroterra di Vieste, nel Parco archeologico di Santa Maria di Merino, la necropoli paleocristiana della Salata conta sei ipogei del IV-VI secolo. Da Vieste, quaranta chilometri di Via dei pellegrini riportano all'Angelo.

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