Martina Franca · Cisternino · Locorotondo · Alberobello · Castellana Grotte · Fasano · Ostuni · Carovigno · TA · BR · BA
Un viaggio che scende: dal ciglio della Murgia meridionale, dove Martina Franca guarda la Valle d'Itria, fino agli scogli di Torre Guaceto. Lo regge una traccia del 2015, quattro percorsi della cartoguida regionale (oggi non confermati) che si passano il testimone da Martina Franca a Carovigno; la catena è nostra. Il filo storico è sottile, ma c'è: i duchi di Martina ricompaiono a Locorotondo e ad Alberobello, e Ostuni e Carovigno conservano mura aragonesi. Alberobello e Castellana Grotte stanno fuori da quei tracciati: sono deviazioni dichiarate. È per chi va piano e legge le date sui muri.
In breve
Durata. 5 giorni.
Il percorso
Giorno 1 — Martina Franca
Martina Franca sta a 431 metri, sul gradino più alto della Murgia meridionale affacciato sulla Valle d'Itria: così la colloca la scheda del centro storico del Ministero della Cultura. La fondazione nel X secolo da parte di esuli tarantini, avverte la scheda, è una tradizione senza conferma archeologica. I documenti cominciano più tardi: un atto notarile del 1260 nomina un «locum castri Martine», e nel 1310 Filippo d'Angiò, principe di Taranto, rifonda il casale con privilegi per i nuovi abitanti; da allora la scheda registra il nome di Franca Martina. Le mura, documentate con certezza solo dal 1335, chiudevano quattro nuclei; dopo la signoria degli Orsini la città fu demaniale nel 1507, poi ducato dei Caracciolo. Il volto che si attraversa oggi porta date tra Sei e Ottocento: il Palazzo Ducale del 1668, la torre civica del 1734, San Domenico del 1760, l'emiciclo di piazza Maria Immacolata del 1854. La scheda chiama questo stile barocco martinese, più sobrio del salentino, e tra le sue fonti cita l'Atlas Maior di Blaeu, del 1665. I duchi di Martina torneranno nei giorni seguenti.
Giorno 2 — Cisternino e Locorotondo
A Cisternino la scheda del Catalogo del Ministero riferisce che il paese sarebbe nato per opera dei monaci basiliani e riporta il nome che avrebbero dato al luogo, Cis-sturnium, «al di qua di Sturnium», cioè di Ostuni: è una spiegazione del nome, non un documento. Più solido è ciò che sta sotto la chiesa romanica di San Nicola, dove è stato scoperto un tempietto cristiano dell'anno 1000 circa; dall'XI secolo il paese segue le vicende di Monopoli. La fortificazione più antica è la Torre Grande, quadrangolare, che la scheda attribuisce con prudenza a maestranze normanne o a Federico II. L'associazione dei Borghi più belli d'Italia (pagina letta il 2026-11-07) cita una torre normanno-sveva alta 17 metri e data intorno al 1100 la chiesetta della Madonna d'Ibernia e ai secoli XV-XVI le masserie più antiche.
Locorotondo ha fonti più leggere, quasi solo del Touring Club. Le viuzze concentriche danno all'abitato la sua forma circolare; le case basse a calce con il tetto a punta si chiamano cummerse, i trulli qui casedde. Il primo riferimento all'abitato è di fine XI secolo; nel Quattrocento era nel principato di Taranto, due secoli dopo dei duchi di Martina. La Matrice di San Giorgio fu eretta, per i Borghi più belli d'Italia (pagina letta il 2026-11-07), tra il 1790 e il 1825. Domani si lascia il filo della cartoguida.
Giorno 3 — Alberobello e Castellana Grotte (deviazione)
Nel 1481, scrive la scheda ministeriale di Alberobello, Ferdinando d'Aragona concesse questo territorio, allora boscoso, ad Andrea Matteo Acquaviva, che vi insediò circa quaranta famiglie venute da Noci. Il perché della costruzione a secco sta in una norma: sotto Gian Girolamo II d'Acquaviva si doveva costruire senza malta, perché le case si potessero smontare ed eludere la «Pragmatica Baronibus», il tributo dovuto al Regno per i nuovi insediamenti. Nel 1644, dopo una denuncia del duca Caracciolo di Martina Franca, arrivò un'ispezione, e gli abitanti smontarono le case perché il villaggio sembrasse disabitato. Il feudo finì nel 1797, quando Ferdinando IV, su richiesta dei cittadini, elevò Alberobello a città regia. Il rione Monti conta oltre mille trulli, l'Aia Piccola circa quattrocento; l'iscrizione UNESCO è del 1996.
Castellana Grotte entra nel viaggio per ciò che ha sotto: della storia del paese non abbiamo trovato fonti aperte. L'accesso è la Grave, una dolina che leggende popolari, riferisce il sito delle Grotte, legavano alle anime dei suicidi. Una discesa è documentata il 21 dicembre 1800; il 23 gennaio 1938 lo speleologo Franco Anelli, chiamato dalla Provincia di Bari, scese nella Grave e trovò la Caverna dei Monumenti; due giorni dopo scese con Vito Matarrese, lavoratore di Castellana, che nel 1939 scoprì la Grotta Bianca. Domani si torna verso il mare.
Giorno 4 — Egnazia e Fasano
Si comincia sulla via Traiana, che attraversa il parco archeologico di Egnazia. Per la pagina del Ministero della Cultura il luogo è abitato dal XVI secolo a.C., è centro messapico dalla fine del VI secolo a.C., poi municipium, e doveva la sua importanza al porto e alla strada. Nel parco si leggono la Basilica Civile con la sala delle Tre Grazie, il criptoportico, la basilica episcopale con il battistero. La parte bassa fu abbandonata dal VI secolo d.C., l'acropoli rimase abitata fino al XIII. Il museo sorge nella necropoli messapica; tra i reperti, un corredo di ceramiche micenee del XIV secolo a.C. da Torre Santa Sabina, nel territorio di Carovigno, dove il viaggio finirà. Fasano nasce, per la scheda del Catalogo, da un casale, Santa Maria de Fajano, in costruzione nel 1088, e nel XIV secolo era feudo dei Cavalieri di Malta. Il 2 giugno 1678 i fasanesi vinsero i Turchi, con un'apparizione della Madonna secondo le cronache; la vittoria si ricorda ogni anno con la Scamiciata, nella festa dei patroni, e con una lapide all'ingresso del centro storico. Domani la Murgia finisce.
Giorno 5 — Ostuni, Carovigno e Torre Guaceto
Ostuni sta su un colle dalle pareti ripide, sull'ultimo lembo della Murgia meridionale, punto più alto a 229 metri, e in cima, scrive la scheda del Catalogo, tiene episcopio e cattedrale. Il castello cresce dall'XI secolo, e la cinta aragonese di fine Quattrocento è ancora sostanzialmente integra, con otto torrioni superstiti su quindici. Dal primo Settecento le difese persero gradualmente funzione; fuori le mura stanno i borghi. La cattedrale di Santa Maria Assunta fu avviata nel 1435, verosimilmente dal vescovo Arpone; il rosone centrale dispone 24 colonnine attorno al Cristo benedicente. Il dettaglio più antico è in contrada Risieddi: secondo il portale preistoriainitalia.it, nella grotta di Santa Maria di Agnano fu scoperta il 24 ottobre 1991 la sepoltura di una donna di circa vent'anni all'ottavo mese di gravidanza, del Paleolitico superiore, con un copricapo di oltre seicento conchiglie. La chiamano Delia, e per lo stesso portale è al Museo delle Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale. L'ultimo tratto della cartoguida, «Dai colli al mare», porta a Carovigno, che per la scheda ministeriale sorge sull'insediamento messapico di Carbina, saccheggiato dai Tarantini e distrutto nel 473 a.C.; restano la cinta aragonese e il castello Dentice di Frasso, del XIV-XV secolo; il feudo passò a quella famiglia nel 1792. Il mare è Torre Guaceto, che il portale italia.it dice abitata dal II millennio a.C. e in età romana approdo e centro di produzione e di esportazione di anfore. Il viaggio, nella nostra proposta, finisce qui.
BOZZA del 2026-11-08 · solo locale · gate eseguito: PASSA CON CORREZIONI, 13 difetti corretti · non approvato