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Lame, frantoi e campanili nella conca barese

BA4 comunibozza
Chiesa Madre, interno (Noicattaro) · foto Vito.dibenedettoit (caricatore originale su it.wikipedia), Public domain, Commons

Triggiano · Cellamare · Noicattaro · Adelfia · BA

Quattro paesi a sud e a sud-est di Bari, tutti in provincia di Bari, che nessuna fonte raccoglie sotto un solo nome: il raggruppamento è nostro. Il filo che li lega regge solo in parte, ed è la campagna. La scheda del Ministero della Cultura lega l'economia di Triggiano a mandorle e ulivi; il Comune di Cellamare racconta i frantoi in pietra mossi dagli animali; a Noicattaro il teatro è nato in un frantoio dei duchi; Adelfia, per l'Enciclopedia Italiana del 1929, era tra i centri vinicoli della Terra di Bari. Sotto, il calcare inciso dalle lame, i solchi erosivi che le fonti citano a Triggiano e ad Adelfia; a Noicattaro, un territorio delle lame sottoposto a vincolo. È un viaggio per chi cerca storie minute: chiese rifatte più volte, il castello di Cellamare diventato residenza, una peste, due borghi divenuti un comune.

In breve

Durata. 4 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — Triggiano

Sotto l'abside medievale di Santa Maria Veterana si apre una cappella coperta da volte a crociera; l'accesso non è verificato (per il Comune: «Informazione non disponibile»). Il Comune ricostruisce una storia a strati: prima ancora c'era la chiesa di San Martino, prima chiesa pievana, databile al 983, con una Santa Croce scavata nella «gripta»; Santa Maria Veterana sarebbe stata fondata, scrive la scheda con un «ipoteticamente», intorno al 1080 da Leone, sacerdote e maestro di dialettica barese. A metà Cinquecento la chiesa fu abbattuta e ricostruita in consorzio: l'Universitas pagò le navate, il resto il Capitolo, due confraternite e un sacerdote. Il Ministero della Cultura attesta il paese come «Loco Triviani»; Alfonso V d'Aragona gli concesse nel 1466 l'autonomia di Universitas, ratificata da Bona Sforza nel 1542. Poi vennero un nubifragio nel 1681, il ciclo pittorico di Nicolò De Filippis, allievo di Paolo De Matteis, nel 1746, e tra il 1907 e il 1913 la quasi demolizione della facciata cinquecentesca, di cui si salvò il rosone. La chiesa medievale è riemersa con gli scavi del 1982. Fuori dalle antiche mura, al crocevia, Santa Maria della Croce sorge su un'edicola con una Madonna col Bambino d'impronta bizantina; a essa il Comune lega una leggenda, quella di un forestiero leccese malato guidato da una luce e guarito, da cui verrebbe il patronato. Lama San Giorgio incide i calcari mesozoici: il Comune vi segnala tracce di insediamenti dal Neolitico alle ville ottocentesche, boschi di fragno e roverella, ciliegeti e mandorleti a terrazze.

Giorno 2 — Cellamare

Del castello nessun documento, avverte il Comune, fissa data e committente. Il primo nucleo fortificato si colloca nel XIII secolo, con i primi feudatari dopo la giurisdizione vescovile; nel 1544 Felice Della Marra lo restaurò, come dice una lastra, perché era «VETVSTATE PENE COLLAPSA», quasi crollato per vecchiaia. Dal 1631 i Del Giudice furono principi di Cellamare, e lo stemma Giudice-Caracciolo è sul portale. La scheda del Ministero lo dice «trasformato in residenza nel XVI sec.»; nel cortile restano frantoio, mulino, cantine e stalle. La pagina comunale sulle tradizioni descrive i frantoi in pietra a trazione animale, capaci di 10-13 quintali di olive in otto ore, e frantoiani pagati con la sansa; il «vignale» valeva due «aratri». La chiesa matrice di Santa Maria Annunziata è del 1854, come dice l'epigrafe che nomina Ferdinando II; nella matrice si conserva una reliquia di Sant'Amatore donata da Domenico Del Giudice. La torre civica dell'orologio, alta 20 metri, fu costruita da un mastro di Noicattaro con tufo delle cave di Capurso, montò un orologio dei fratelli Terribile di Uscio e ospitò il dazio. Il nome del paese ha almeno sette spiegazioni, che il Comune elenca come ipotesi, da «Cella di Amore» a «Cielo e Mare». A un paio di chilometri, sulla via vecchia per Casamassima, Cocevole conserva le tracce di un insediamento dell'età del Bronzo. Il mastro della torre porta a Noicattaro.

Giorno 3 — Noicattaro

La giornata si apre davanti al campanile della Collegiata di Santa Maria della Pace, che un documento di una congregazione religiosa dice alto 33 metri e dichiarato monumento nazionale nel 1913; l'Enciclopedia Italiana data la chiesa matrice al Duecento. La scheda del Ministero descrive un nucleo quasi circolare, con un fossato di circa 5 metri. La stessa scheda registra il ducato dei Carafa dal 1601 al 1806. Proprio un frantoio dei Carafa, del 1700, fu adibito a teatro nel 1869, in via Carmine: la pagina del Ministero della Cultura ricorda che nel 2010 il FAI donò al Comune il progetto preliminare di restauro e che nel 2019 Matteo Garrone vi girò una scena di «Pinocchio», più di sessant'anni dopo l'ultimo spettacolo. Il dettaglio che resta è la peste di Noja. Gli studi ripubblicati dall'Università di Foggia raccontano il cordone sanitario ordinato dall'Intendente di Bari il 29 dicembre 1815, la dichiarazione del Tribunale del 9 gennaio 1816, l'ospedale pestifero nell'ex convento dei Carmelitani, i rioni Pagano e Carmine barricati, le lettere disinfettate con aceto e fumo. Nella Settimana Santa, secondo un sito editoriale privato, la Confraternita della Passione, con sede nella chiesa della Madonna della Lama e fondata nel 1615 secondo atti di Curia, porta in processione i crociferi, penitenti con la croce e una catena di ferro alle caviglie. L'ultimo giorno porta a un paese che sono due in uno.

Giorno 4 — Adelfia

L'Enciclopedia Italiana del 1929 descrive un ponte sulla lama di Montrone, che separava due borgate «per secoli» rivali, Canneto e Montrone, fuse nel 1927; il nome greco fu scelto come augurio di fratellanza. La scheda del Ministero spiega il paesaggio doppio: Montrone su una piccola altura, Canneto in pianura, con l'espansione fuori dalle mura solo dopo l'Unità. Tra i feudatari la scheda registra, tra gli altri, i Dottula (1390) e i De Nicolai (1719); registra anche la cappella di Santa Maria del Principio del 1086, pur avvertendo che le fonti certe cominciano nel XII secolo. Wikipedia aggiunge che ancora oggi ci sono due feste patronali, due chiese madri e due cimiteri, e una stele presso il municipio segna l'antico confine; per la stessa voce la torre normanna di Canneto, del 1147-1153, è alta 19 metri, e nel 1799 le truppe francesi uccisero 83 cittadini di Montrone. Dopo la fillossera, scrive l'Enciclopedia, le vigne furono rinnovate con vitigni americani. Sul Corso Umberto I il monumento ai caduti, datato 19 giugno 1921 nell'iscrizione, porta la firma dell'architetto Domenico Modugno; a novembre, secondo Wikipedia, si festeggia San Trifone, raffigurato con una cavalletta sulla lancia. Il viaggio, nella nostra proposta, finisce qui.

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