Brindisi · San Vito dei Normanni · San Pietro Vernotico · Torchiarolo · BR
Quattro comuni della provincia di Brindisi, legati da un'idea della cartoguida regionale del 2015: il percorso n.46, «Fra boschi, storia e archeologia», da Brindisi a San Pietro Vernotico e a Torchiarolo. Il tema regge solo in parte, e conviene dirlo. La storia c'è, ed è fitta di documenti; l'archeologia ha il suo centro a Valesio, i cui materiali si ritrovano nel museo provinciale di Brindisi; i boschi poggiano su una sola fonte da riverificare, che descrive la sughereta di Santa Teresa e dei Lucci. San Vito dei Normanni non era nel percorso del 2015, e le sue notizie vengono quasi tutte da Wikipedia: avrà poche righe. Un filo inatteso lega invece i luoghi agli anni 1943-1945, quando il re soggiornò in tre di questi comuni. Il viaggio è per chi legge volentieri un paese attraverso le sue carte.
In breve
Durata. 4 giorni.
Il percorso
Giorno 1 — Brindisi, il porto
Si comincia dall'acqua. La scheda della Regione Puglia descrive il porto naturale «a forma di testa di cervo incuneato nella terraferma». Secondo Wikipedia, a Punta le Terrare c'era un villaggio dell'età del bronzo medio, con ceramica micenea. Roma conquistò Brindisi nel 267 a.C., e qui, scrive la stessa fonte, morì Virgilio il 21 settembre del 19 a.C. Le colonne romane sono per la Regione il «simbolo della città»; Wikipedia le dice in marmo proconnesio, forse del II secolo d.C. Il Castello Svevo, per la scheda del Ministero della Cultura, fu costruito da Federico II nella prima metà del XIII secolo, e la cattedrale lo vide sposo: il 9 novembre 1225, secondo Wikipedia, vi sposò Isabella di Brienne, e nel 1227 salpò da qui per la crociata. La stessa cattedrale fu danneggiata dal terremoto del 1743. La Regione indica anche il Forte a mare aragonese, riconoscibile per «il colore rosso delle pietre», e il Monumento al Marinaio, alto 53 metri, in forma di «un grande timone in carparo»; Wikipedia lo data al 1933-1934 e lo attribuisce a Luigi Brunati. Tra il settembre 1943 e il febbraio 1944, ricorda ancora Wikipedia, la città fu sede provvisoria del governo e della famiglia reale: è il filo che riprenderemo nei giorni seguenti.
Giorno 2 — Brindisi, chiese e musei; San Vito dei Normanni
Per le pietre medievali valgono le date che dà Wikipedia, in attesa di una conferma ufficiale: San Benedetto, del 1090 circa, con il chiostro dell'XI secolo; San Giovanni al Sepolcro, a pianta circolare, forse dell'inizio del XII; Santa Maria del Casale, del 1300 circa, con affreschi del Trecento. Il Palazzo del Seminario, del 1720, è opera di Mauro Manieri e ospita il Museo diocesano «Giovanni Tarantini», con un reliquiario d'argento di San Teodoro. In piazza Duomo 6 il Museo archeologico provinciale «F. Ribezzo» custodisce, secondo la scheda dell'ISPRA, vasi a trozzella messapici e materiali da Valesio: un anticipo dell'ultimo giorno. Wikipedia descrive la riserva del Bosco di Santa Teresa e dei Lucci, circa 65 ettari di sughereta divisi in nuclei, con la quercia vallonea, sito di interesse comunitario: è la sola traccia dei «boschi» del titolo del 2015, e l'ente gestore non è stato ancora letto.
San Vito dei Normanni va raccontato con prudenza, perché le sue notizie vengono da Wikipedia e dal FAI. Si chiamava San Vito degli Schiavi; il nome attuale fu deliberato nel 1862 e approvato con regio decreto il 13 dicembre 1863. La chiesa madre di Santa Maria della Vittoria fu eretta, scrive Wikipedia, dopo la battaglia di Lepanto (1571), in onore della vittoria. Nelle campagne c'è, secondo Wikipedia, la chiesa rupestre di San Biagio, di rito ortodosso, ricavata in una grotta. Il FAI indica in paese il Castello Dentice di Frasso, con la sua torre quadrata. E nel 1943, scrive Wikipedia, anche qui si rifugiò Vittorio Emanuele III.
Giorno 3 — San Pietro Vernotico
San Pietro Vernotico ha, per una volta, una scheda del Ministero della Cultura che ne segue la storia per date. La scheda colloca, «presumibilmente», la nascita dell'abitato a fine VIII secolo attorno alla chiesa di San Pietro Apostolo, fondata da monaci italo-greci in un'area di pascoli detta «Pabula Vernatica». Nel 1107 la contessa Sighelgaita, vedova del conte Goffredo di Brindisi, donò terre a un «Casale di San Pietro»; nel 1133 il conte Accardo di Lecce diede il casale al vescovo di Lecce, e la concessione fu confermata da Guglielmo II nel 1180 e da Costanza, imperatrice e regina di Sicilia, nel 1195. Il borgo crebbe attorno a una torre quadrangolare di origine discussa; dal 1300 era «Universitas Sancti Petri Vernotici». Il GAL Terra dei Messapi racconta che dalla torre baronale, per tradizione, si avvistavano i Turchi, e la domenica dopo Pasqua la Festa dell'Asta della Bandiera ne ricorda l'episodio con un corteo. La chiesa madre di Santa Maria, in piazza, è del XV secolo, ricostruita in parte nel 1758 e allargata da una a tre navate tra il 1854 e il 1905. Il paese di oggi prende forma però nella seconda metà dell'Ottocento: bonifiche, ferrovia Brindisi-Lecce, braccianti venuti dal basso Salento, 6.180 abitanti nel 1911 e, a inizio Novecento, circa 55 stabilimenti e palmenti vinicoli. Nel 1927 passò dalla provincia di Lecce alla nuova provincia di Brindisi. In via Stazione la Villa del Cavalier Valletta, per il FAI, fu voluta da Antonio Valletta sul modello delle ville dei laghi di Como e Annone e disegnata dal milanese Enrico Barbieri: quattro livelli in pietra leccese, otto camini, oggi del Comune. A fine guerra fu requisita, e vi soggiornò Vittorio Emanuele III. Qui, scrive il GAL, Domenico Modugno trascorse l'infanzia e mosse i primi passi da cantante. Il giorno dopo, la città scomparsa.
Giorno 4 — Torchiarolo e Valesio
A Torchiarolo, in piazza Castello, il GAL indica il Palazzo baronale del 1698, con una torre quadrata, e, sulla stessa piazza, la chiesa madre di Maria Santissima Assunta, di fine Cinquecento, e la chiesa del Rosario con una tela di San Giuseppe del 1715. Il GAL ricorda che il paese fu tra i più esposti alle incursioni turche, e lo stemma, secondo Wikipedia, porta un Turco incatenato a una torre; nelle campagne il GAL indica le torri Bartoli e Lo Muccio, costruite come posti di vedetta contro chi veniva dal mare. Il santuario della Madonna di Galeano conserva un antico affresco della Madonna col Bambino, e la sua fiera va dal Sabato santo al martedì dopo Pasqua. Ma il perché del luogo è Valesio. La città, Balesium in Strabone e Baletium nella Tabula Peutingeriana secondo il FAI, passò da insediamento di capanne a città murata e fu stazione di posta romana. Le mura, per il GAL, disegnano un'ellisse irregolare con sette porte e uno spessore di oltre 5 metri, meglio conservate a Campisani, Masseria Piccola e Masseria Grande. Fu distrutta nel 1157, e Wikipedia riporta l'ipotesi di G. Marzano che i suoi profughi abbiano fatto crescere il villaggio di Torchiarolo. Il viaggio, nella nostra proposta, si chiude tra queste mura, i cui oggetti si sono visti a Brindisi.
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