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Olio e feudi all'ombra di Oria

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Latiano palazzo Imperiali · foto Pantar (Wikipedia in italiano), Public domain, Commons

San Michele Salentino · Latiano · Torre Santa Susanna · Erchie · BR

Quattro comuni della provincia di Brindisi, tra ulivi e vigne. Lo spunto viene dalla cartoguida regionale del 2015, che univa Torre Santa Susanna ed Erchie nel percorso n.51, «Ciclovia dell'Acquedotto (II)»; ma nessuna fonte aperta finora collega la ciclovia a questi paesi, e il tema dell'acquedotto qui non regge. Regge invece un altro filo, documentato dai Comuni: Torre Santa Susanna fu per secoli soggetta a Oria, fino all'autonomia del 1564, mentre Latiano passò nel 1641 agli Imperiali, marchesi di Oria e Francavilla. A Torre, poi, l'olio ha scavato la roccia, a Latiano trappeti e palmenti hanno retto l'economia dopo l'Unità. Erchie e San Michele Salentino hanno poche notizie verificate e avranno poche righe. È un viaggio per chi legge volentieri i paesi minori attraverso le loro carte.

In breve

Durata. 3 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — San Michele Salentino e Latiano

Il viaggio comincia da San Michele Salentino, di cui le fonti aperte dicono poco. Wikipedia lo colloca a 153 metri sul livello del mare, con la frazione di Borgata Ajeni e un'economia di olive e uva; il patrono è San Michele Arcangelo, festeggiato il 29 settembre, e dal 2007 il paese è gemellato con Monte Sant'Angelo. Un portale di eventi segnala in via Pascoli la Pinacoteca comunale «Salvatore Cavallo», senza descriverla. La storia del paese non l'abbiamo trovata in una fonte usabile, e la lasciamo in bianco.

A Latiano la scheda del Ministero della Cultura sul centro storico ne colloca l'origine probabilmente nell'XI secolo. Il Comune riporta che, secondo lo storico Primaldo Coco, nel 1092 la chiesa di San Michele Arcangelo in contrada Malignano, allora territorio di Oria, fu concessa al monastero di Sant'Andrea dell'Isola di Brindisi. All'epoca dei Francone risalgono il convento dei Domenicani, la Chiesa Madre, Sant'Antonio e l'Immacolata; nel 1641 il feudo passò a Carlo Imperiali III, marchese di Oria e Francavilla, e con gli Imperiali castello, Chiesa Madre e Sant'Antonio presero veste barocca. Il castello, documentato dal 1577, conserva sul lato di via Attilio Spinelli l'aspetto cinquecentesco, con due torri quadrate. La torre medievale detta «el Solise», documentata dal 1528, porta incise sulle finestre massime morali. Il Comune ricorda anche i trappeti e i palmenti che dopo l'Unità ressero l'economia fino al primo dopoguerra, e la sommossa del maggio 1917, il cui incendio distrusse gran parte dell'archivio storico. Qui nacque, il 10 febbraio 1841, Bartolo Longo, che nel 1876 pose la prima pietra del Santuario di Pompei. Il Polo Museale, un «museo diffuso», tiene insieme l'ex convento dei Domenicani, con il Museo delle Arti e Tradizioni di Puglia e quello della Storia della Farmacia, il Museo del Sottosuolo, la Torre del Solise, Palazzo Imperiali con la Pinacoteca comunale e il Parco Archeologico di Muro Tenente, che il sito del parco descrive come insediamento messapico al confine con Mesagne, cinto da mura per oltre 2,5 km su circa 50 ettari. Dagli Imperiali, signori di Oria, si passa il giorno dopo a un paese che da Oria ottenne l'autonomia.

Giorno 2 — Torre Santa Susanna

A Torre Santa Susanna si alza la colonna della patrona, con la statua in cima, e dietro c'è una catena di cause che il Comune racconta con ordine. In età normanna Riccardo, signore della Contea di Oria, vi fece costruire un castello detto «Granarium Uriae», perché custodiva il grano della zona; fu distrutto nel 1256, durante l'assedio di Oria condotto da Manfredi di Svevia. Sulle rovine Carlo I d'Angiò fece erigere a fine Duecento una torre di avvistamento, e un editto angioino che esentava il luogo da dazi e gabelle attirò le famiglie dei casali nel nuovo nucleo, rimasto sotto Oria fino all'autonomia riconosciuta nel 1564. I terremoti del 1668 e del 1743 portarono al crollo e poi alla demolizione della torre; nel 1837, sul sito di una torre di guardia medievale, Sardella da Cursi innalzò la colonna, che ricorda lo scampato contagio di colera. La Chiesa Matrice, costruita nel 1330, deve l'aspetto attuale alla ristrutturazione del 1590 di maestranze veneziane, in stile veneto-dalmata, e ha un portale con una scultura attribuita al maestro Raimondo da Francavilla; dentro, due tele di Domenico Carella e il busto reliquiario di Santa Susanna, della prima metà del Seicento. Il Palazzo Baronale, eretto nel Cinquecento per Tiberio Dormio, ricevette dai De Angelis, con l'architetto Francesco Capodieci, un primo piano, un portale a bugnato e una fossa granaria per le decime; nel 1733 i Filo lo ampliarono, lo merlarono e lo trasformarono in castello.

Sotto il paese c'è l'altra Torre, quella dell'olio: frantoi ipogei con sciave, ambienti di molitura con macine e presse, cisterne e stanze scavate nella roccia, torchi «alla calabrese e genovese», locali di riposo e mensa. Se ne visita solo una minima parte. In superficie il Palazzo della Cultura, vecchio Palazzo Municipale, ospita al piano superiore la biblioteca comunale, e il Teatro Comunale fu inaugurato il 26 aprile 1952. Un dettaglio dalle carte: il 20 maggio 1497 passò di qui il corteo della regina Isabella Del Balzo, diretta da Lecce a Napoli, descritto nel poema «Lo Balzino» di Ruggiero di Pazienza. Il giorno dopo si esce dall'abitato, verso i casali da cui vennero le famiglie del paese.

Giorno 3 — Crepacore, Galaso ed Erchie

La campagna di Torre è fatta di oliveti secolari e vigneti, nell'area del Primitivo di Manduria. Attorno al 660, scrive il Comune, questi luoghi stavano sulla linea di confine tra Longobardi e Bizantini detta «Limitone dei Greci»; vi sorsero casali spesso impiantati su ville romane: Tobiano, Crepacore, Surbole, San Giacomo. Del casale di Crepacore resta, lungo la provinciale per Mesagne, la chiesa di San Pietro, che le due pagine del Comune datano diversamente, a tre navate e tre cupole, fatta con materiali di recupero e dipinta con affreschi bizantini, in un'area archeologica con una villa romana e una necropoli altomedievale, dove sono state rinvenute 14 tombe. Il santuario di Santa Maria di Galaso nasce invece da un ritrovamento: nel 1481 una grotta basiliana alla periferia del casale, e una chiesetta per il suo affresco bizantino. L'altare sta a 2,5 metri sotto il piano stradale; l'altare maggiore, in pietra leccese, è di Carluccio da Muro e del 1727, quello del Presepe del 1588.

A circa 3,2 km, secondo il repertorio gcatholic.org, si trova il santuario di Santa Lucia di Erchie, ultima tappa e paese di poche notizie verificate. Wikipedia indica come patrone Santa Lucia e Sant'Irene e ricorda un Palazzo Ducale con le colonne delle due sante; una testata locale del 2018 descrive le Perdonanze di Santa Lucia, nei due giovedì dopo Pasqua, e il falò di San Giuseppe. La notizia più solida viene dal paese vicino: il colera del 1837, che Torre Santa Susanna ricordò con la sua colonna, colpì invece Erchie. Il viaggio, nella nostra proposta, si chiude qui.

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