Peschici · Vico del Gargano · Ischitella · Rodi Garganico · Isole Tremiti · FG
Questo viaggio percorre la costa nord del Gargano, dentro il Parco Nazionale, e finisce in mare aperto, alle Isole Tremiti. I cinque comuni sono tutti in provincia di Foggia. Il filo che li lega sta nelle schede del Ministero della Cultura: nel 1177 Peschici, Rodi, Vico e Ischitella facevano parte tutti dell'Honor di Monte Sant'Angelo. Vico e Ischitella subirono il terremoto del 1646, e a Peschici, Vico e Ischitella le chiese madri furono consacrate o restaurate intorno al 1675. Al largo, i monaci di Santa Maria di Tremiti possedevano il castello di Peschici. È un itinerario per chi legge volentieri mura, porte e paesaggi d'acqua. Va detto con onestà che Rodi Garganico è poco documentato, che nessun sito comunale è stato raggiungibile e che l'ordine delle tappe è una nostra proposta.
In breve
Durata. 4 giorni.
Il percorso
Giorno 1 — Peschici
Il giorno comincia sulla punta della scogliera, dove il portale italia.it colloca il castello. Peschici è nata per difendersi: la scheda del Ministero della Cultura ne attribuisce la fondazione, nel 970, a Sueripolo, «comandante degli Schiavoni», contro i Saraceni, e il Parco ricorda che fu Ottone I a chiamare gli Slavi. Il castello, la cui datazione varia da una fonte all'altra, appartenne ai monaci di Santa Maria di Tremiti; in età spagnola ebbe il recinto baronale e la cinquecentesca Torre del Ponte, che sono ciò che resta, e nel 1735 vi intervenne un principe di Ischitella della casata Pinto. Oggi, per italia.it, è aperto e ospita mostre. La stessa scheda ministeriale spiega la forma del paese: fino a metà Novecento l'abitato coincideva con il centro murato, dopo il Seicento nacque un borgo nuovo all'incrocio di via Madonna di Loreto e Corso Umberto, e dal dopoguerra l'espansione fu «disordinata e irregolare». La Chiesa Madre di Sant'Elia fu consacrata nel 1675 dal cardinale Orsini, e custodisce, secondo italia.it, una statua lignea policroma della Madonna di Calena, venuta dall'abbazia omonima. Le mura dell'abbazia stanno dietro il porticciolo, nella piana di Calena (proprietà privata, accesso non verificato): italia.it la descrive come tappa dei pellegrini medievali diretti a Monte Sant'Angelo, mentre la scheda ministeriale la registra come proprietà privata con la copertura in stato «pessimo». A circa due chilometri, per il Parco, c'è il santuario della Madonna di Loreto, costruito da pescatori scampati a una tempesta e grande «quanto una barca», con ex voto a forma di barche, remi e velieri. Dal mare, domani si sale su un colle.
Giorno 2 — Vico del Gargano
Vico sta su un colle che domina la costa nord, e il Parco gli conta intorno circa ottanta sorgenti che irrigano gli agrumeti. Secondo la scheda del Ministero della Cultura, la prima menzione è un atto notarile dell'aprile 1113 che nomina il «catellum Vici»; le cinte murarie erano tre, e ne restano la seconda e la terza. Il terremoto del 1646 causò gravi danni, e il paese fu poi ricostruito e ampliato. La Chiesa Madre fu restaurata nel 1675, San Nicola consacrata nel 1676, il monastero di San Pietro ricostruito nel 1792. La scheda segnala anche un trappeto ipogeo. Il Parco descrive un impianto medievale «a scacchiera», con il Vicolo del Bacio, e sul viale d'accesso il convento dei Cappuccini con una quercia che definisce millenaria; uno studio dell'Università di Chieti-Pescara aggiunge il convento cinquecentesco del Santissimo Crocifisso, con restauri «non sempre ben ponderati». Il dettaglio da ricordare è di febbraio: il 14, scrive il Parco, la statua del patrono San Valentino esce in processione ornata di zagare e arance. Il FAI scheda insieme due necropoli: a Monte Tabor tombe a pozzo del VI-V secolo a.C., i cui oggetti sono al Museo Civico Archeologico; a Monte Pucci, ai piedi di una torre cinquecentesca, circa ventisette ipogei paleocristiani con oltre ottocento sepolture. Il giorno dopo si va verso la laguna di Varano.
Giorno 3 — Ischitella e Rodi Garganico
Ischitella guarda la laguna da circa 314 metri. Il Parco spiega perché è fatta così: il nucleo medievale, la «Terra Vecchia», ha forma a ferro di cavallo per difendersi dai Saraceni e racchiude la Chiesa Madre; il rione Ponte è della seconda metà del Settecento, e nel 1845 la Porta di Levante fu abbattuta proprio per saldare il borgo antico a quello nuovo, mentre la Portella e la Porta Grande restano in piedi. La scheda ministeriale fissa le prime fonti a una bolla papale del 1058, la signoria dei Pinto dal 1647, la Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore ricostruita dopo il 1646 e consacrata nel 1675, il Palazzo Baronale nel 1714. Lo stemma comunale, per lo statuto, raffigura un albero d'ischio. Sul colle sopra la laguna, secondo lo studio di Chieti-Pescara, l'abbazia di San Pietro in Cuppis attraversò i terremoti del 1627, del 1646 e del 1731 e fu abbandonata alla fine degli anni Venti del Novecento: oggi è una chiesa senza tetto, con un'iconostasi a tre fornici. La laguna di Varano, scrive il Parco, è chiusa da un tombolo detto «Isola», lungo circa undici chilometri; la foce di Capojale fu scavata tra il 1917 e il 1920 per scopi militari, sul fondo affiorano polle d'acqua dolce chiamate «Pozzacchi», e il primo allevamento di mitili risale al 1925.
Rodi Garganico riceve poche righe, perché le fonti ne danno poche. Sta su un promontorio tra due spiagge; per il Ministero della Cultura era fortificata già nell'XI secolo, e dopo un saccheggio veneziano nel Duecento ebbe cinta e torri. Della Chiesa Madre di San Nicola resta il campanile romanico, che faceva anche da torre di avvistamento; San Pietro conserva un portale romanico. Fuori le mura, il santuario della Madonna della Libera custodisce un'icona lignea che italia.it dice di fattura bizantina, venerata dai pescatori. Da Rodi, come da Peschici, la carta del Parco traccia la rotta per le isole.
Giorno 4 — Isole Tremiti
Nella nostra proposta, si comincia da San Nicola, 42 ettari che salgono fino a 75 metri e portano, scrive il Parco, la fortezza-abbazia di Santa Maria a Mare. Il mare portò assalti: nel 1334, per il FAI, un saccheggio di corsari venuti dalla Dalmazia; nell'agosto del 1567, per il Parco, le galee ottomane si rifugiarono nella Cala dei Turchi, a Capraia, durante un attacco. I Cistercensi vi entrarono nel 1237; nel 1783, secondo il FAI, l'abbazia fu soppressa e divenne colonia penale. La Soprintendenza ha annunciato nel 2025 lavori di restauro e di riduzione del rischio sismico, con avvio previsto a novembre di quell'anno: lo stato del cantiere va verificato prima di partire. San Domino, 208 ettari, ha pini d'Aleppo e lecci, il Colle dell'Eremita a 116 metri e la Cala delle Arene, unica spiaggia di una certa dimensione; un avviso non datato del Parco elenca un sentiero perimetrale (stato da verificare). Tra le due isole, il Cretaccio fu un ponte naturale e oggi si consuma per erosione. Più lontana, Pianosa è riserva integrale dal 1989, con divieto di approdo e navigazione entro 500 metri. L'area marina, istituita nel 1989 e gestita dal Parco dal 1991, ospita una colonia di berta maggiore. Il viaggio, nella nostra proposta, si chiude qui, presso i monaci che un tempo possedevano il castello di Peschici.
BOZZA del 2026-11-08 · solo locale · gate eseguito: PASSA CON CORREZIONI, 9 difetti corretti · non approvato