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Due lagune e il monte in mezzo

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Lake Lesina at sunset · foto Albus65, CC BY-SA 4.0, Commons

Lesina · San Nicandro Garganico · Cagnano Varano · Carpino · FG

Sul versante settentrionale del Gargano, secondo il Parco, due lagune stanno una accanto all'altra, e tra loro sale il Monte d'Elio. Tutti e quattro i comuni di questo viaggio sono nel Parco Nazionale del Gargano. Il filo è l'acqua bassa e chi ci ha vissuto: a Lesina le fonti documentano peschiere già nell'VIII secolo, a Varano monaci che pescavano anguille e cefali. Il tema regge pienamente per Lesina, sulla sua laguna, e per Cagnano Varano e Carpino, che il Parco lega alla laguna di Varano. Per San Nicandro regge solo in parte: il suo legame con l'acqua passa per una lunga causa sugli usi civici della laguna di Lesina, nota da una fonte privata, e per la città abbandonata di Devia, che il Parco colloca tra le lagune.

In breve

Durata. 4 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — Lesina, il paese sulla penisola

Il centro storico di Lesina occupa, secondo la scheda del Ministero della Cultura, una piccola penisola sulla sponda sud-occidentale della laguna, a circa cinque metri sul mare. La stessa scheda ricorda che cosa offriva la posizione lagunare: pesca, agricoltura e approdi verso il mare; e già nell'VIII secolo sono attestati mulini ad acqua, peschiere e tecniche di conservazione del pesce. Dal 718 i documenti parlano di un gastaldato; alla fine del X secolo Lesina era sede della turma bizantina che difendeva il confine settentrionale del Catapanato, e nel 1047 divenne la prima contea normanna. Poi venne il terremoto del 1627, che, scrive la scheda, danneggiò pesantemente la città, che fu ricostruita dentro le mura medievali, oggi completamente distrutte; la Chiesa Madre fu rifatta e consacrata nel 1691. Una testata privata aggiunge che il mare si ritirò svuotando la laguna, prima che un'onda sommergesse il paese. Nel nucleo antico restano la Chiesa Madre, il Palazzo Vescovile in via Vittorio Veneto, sede vescovile tra il 1254 e il 1459, e la chiesa della Madonna del Rosario e di San Primiano su Corso Vittorio Emanuele, a navata unica con volta a botte lunettata, vincolata nel 2021. Dalla metà dell'Ottocento il paese si è allargato verso l'entroterra. L'acqua, da qui, si guarda il giorno dopo.

Giorno 2 — La laguna di Lesina e la Sacca Orientale

In via Banchina Vollaro il Comune indica il Centro Visite del Parco della Laguna, con escursioni e giri in barca. Una testata privata lo descrive in tre sezioni: un acquario di quattordici vasche, un museo naturalistico con diorami e orto botanico, e il museo etnografico «La Casa del Pescatore», con attrezzi da pesca e un'abitazione ricostruita. Per l'associazione Amici delle Lagune del Gargano la laguna è lunga 22 chilometri, parallela all'Adriatico, profonda in media circa settanta centimetri; le anguille sono state a lungo una fonte di reddito per Lesina, e si pesca ancora con sandalo, paranza e lavoriero. I paesi vicini, annota il Parco, la chiamano «Pantano». Per l'associazione, la sacca orientale è riserva naturale statale dal 1981. Sul lago e sulla Sacca Orientale, secondo un articolo di Lettere Meridiane, Lesina e San Nicandro si sono contese gli usi civici: una sentenza nel 1928, transazioni negli anni Trenta, occupazioni bracciantili negli anni Sessanta, fino al rigetto della domanda di San Nicandro nel 2018. È la strada che porta verso l'interno.

Giorno 3 — San Nicandro Garganico, Devia e Torre Mileto

La Terra Vecchia di San Nicandro, per il Parco, è fatta di vicoli stretti, scale esterne con piccolo ballatoio, case a calce bianca e archi di contrafforte tra una casa e l'altra. Nella parte alta sta il castello, a pianta quadrilatera con due torri rotonde e due quadrate; dopo il 1834 divenne residenza nobiliare. Il santo del nome è cambiato: all'inizio del Seicento, scrive il Parco, un frate portò reliquie da Venafro e il culto passò a San Nicandro martire, con Marciano e Daria. Il nome del paese, mutato in Sannicandro nel 1861, è tornato San Nicandro Garganico nel 1998. A Palazzo Fioritto il Museo della Civiltà Contadina, nato nel 1997 come iniziativa privata e poi divenuto pubblico, raccoglie circa tremila reperti donati dalla popolazione, in tredici sale con botteghe di falegname, calzolaio, fabbro e stagnino.

Fuori dal paese, sul versante occidentale del Monte d'Elio, il Parco indica la città di Devia: nell'XI secolo vi è documentata una comunità di origine slava, e si spopolò alla fine del Trecento, forse per incursioni saracene; l'abbandono definitivo, per il Parco, è del Settecento. Ne resta Santa Maria di Monte d'Elio, chiesa romanica a tre navate con affreschi del XII-XIII secolo. Poco lontano la Grotta dell'Angelo, indagata con scavi dall'Istituto di Paletnologia dell'Università di Firenze, ha restituito selci dal Paleolitico e si visita solo con lampade. Sulla costa, Torre Mileto ha una struttura databile alla metà del Cinquecento; nell'Ottocento fu base telegrafica per le Tremiti, poi caserma della Guardia di Finanza, e, restaurata nel 2005, oggi ospita un centro visite del Parco.

Giorno 4 — Cagnano Varano e Carpino

La laguna di Varano, per il Parco, misura circa 6.500 ettari, arriva a 5,8 metri di profondità al centro e si formò presumibilmente intorno all'anno Mille; la foce di Capojale fu scavata tra il 1917 e il 1920 per scopi militari. La mitilicoltura, avviata nel 1925, è oggi l'attività principale, e d'estate le fioriture di fitoplancton abbassano l'ossigeno. Sulla riva ovest, a San Nicola degli Imbuti, i monaci benedettini dell'XI secolo pescavano anguille e cefali e con le uova facevano bottarga; nella prima guerra mondiale lì sorse una base di idrovolanti, oggi in degrado. A circa novecento metri dalla riva sud, cento metri più in alto, la Grotta di San Michele è una cavità carsica di circa cinquanta metri con stalattiti, graffiti medievali e una fonte dietro l'altare. In paese il nucleo di «Lu Caut» fu popolato, scrive il Parco, da chi fuggiva dalle coste del lago, dalle paludi e dalla malaria; le case sono metà grotta e metà pietra, e cinque porte si chiudevano di notte. «Varano» fu aggiunto al nome nel settembre 1862.

Carpino sta, per il Parco, tra il lago di Varano e la Foresta Umbra, con il centro storico raccolto intorno al castello e le scale esterne a ballatoio. In età normanna fu feudo dell'Onore di Monte Sant'Angelo concesso alla contea di Lesina: il viaggio torna così al suo punto di partenza. Nella Piana di Carpino, la villa romana di Avicenna, del I secolo a.C., fu usata come sepolcreto fino verso il VII secolo d.C.; i reperti, negli anni Sessanta, andarono al Museo archeologico di Bari. Il Parco ricorda che il paese produce oltre ventimila quintali d'olio l'anno e la fava di Carpino, presidio Slow Food.

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