San Severo · Poggio Imperiale · Serracapriola · Chieuti · FG
Quattro comuni della provincia di Foggia, dalla pianura dell'Alto Tavoliere alle alture tra il Saccione e il Fortore. Il filo che le fonti permettono di tirare è doppio. Il primo è il terremoto del 1627, che le schede del Ministero della Cultura ricordano sia a San Severo sia a Serracapriola. Il secondo sono le comunità albanesi: la stessa banca dati le segnala a Poggio Imperiale e lega a quella tradizione l'origine di Chieuti. È un viaggio per chi ama i paesi letti nella loro pianta e nei loro documenti, più che nei monumenti.
In breve
Durata. 3 giorni.
Il percorso
Giorno 1 — San Severo
Si comincia da una città bassa. Uno studio pubblicato nella rassegna «la Capitanata» legge una lettera di papa Alessandro IV dell'8 maggio 1255 sui castelli della zona, in cui San Severo è il vertice dell'area descritta. Wikipedia racconta che nel 1521 la città pagò 42.000 ducati a Carlo V per riscattare l'autogoverno e che nel 1579 fu venduta ai di Sangro; una scheda ministeriale su Torremaggiore conferma il peso di quella famiglia, ricordando i de Sangro come principi di San Severo. La stessa Wikipedia data al 30 luglio 1627 il terremoto che quasi rase al suolo la città. La scheda del Ministero della Cultura sul centro storico spiega che gli edifici furono tenuti bassi «per contenere i danni provocati dai frequenti terremoti», e che dopo quel sisma le mura furono demolite poco alla volta, fino a sparire del tutto nell'Ottocento. A fine Ottocento, nel settembre 1896, secondo una tesi di dottorato dell'Università di Foggia, qui si tenne il primo congresso socialista di Capitanata. Per leggere il territorio più antico c'è il MAT, il Museo dell'Alto Tavoliere: secondo museionline è un museo civico fondato nel 1989 nel Palazzo San Francesco, un ex convento settecentesco dei Frati Conventuali, e ordina i reperti dalla preistoria al medioevo, con amigdale del Paleolitico inferiore venute dal Gargano. Wikipedia indica nel vino una produzione di punta, con una zona DOC. La testata SiViaggia ricorda che qui è sepolto Andrea Pazienza, che a San Severo trascorse l'infanzia. Il giorno dopo si va verso il Lago di Lesina.
Giorno 2 — Poggio Imperiale e Serracapriola
Poggio Imperiale sta a circa 73 metri sul mare e, per la scheda del Ministero della Cultura, domina il Lago di Lesina; un decreto del 1974 ha dichiarato panoramica l'area che vi si affaccia. Sulle origini del paese le fonti lette non concordano, e qui le lasciamo da parte. Restano poche date ferme: la prima chiesa, San Placido, è del 1760, e nel 1761 vi si stabilirono famiglie albanesi. La scheda indica come monumenti principali la chiesa di San Placido Martire e il Palazzo de Ciccio, sul Corso Vittorio Emanuele; il portale tuttitalia descrive una pianta a scacchiera e una campagna di cereali. Al confine tra Poggio Imperiale, Lesina, Apricena e San Nicandro Garganico il FAI segnala la cappella rurale di San Nazario, eretta secondo la sua scheda tra il 1077 e il 1220; la scheda ricorda anche una sorgente di acqua calda con resti di epoca romana.
Serracapriola, a circa 270 metri, sta tra le valli del Saccione e del Fortore, a nord del Tavoliere. La scheda ministeriale la descrive cresciuta attorno al castello, con le mura poi demolite, e scandisce la sua storia per date: l'attacco dei Turchi nel 1566, il terremoto del 1627, lo «Stradone» settecentesco, oggi Corso Garibaldi, la pavimentazione del borgo nel 1883. Del castello il FAI descrive un nucleo a torre con pianta stellare e muratura a spina di pesce, poi un corpo rettangolare con quattro torri circolari e un fossato in parte visibile, con uno dei due ponti; è proprietà privata e la scheda non indica modalità di visita. Il dettaglio che resta è nel convento dei Cappuccini: secondo Wikipedia nel 1905 vi cominciò gli studi teologici il futuro San Pio da Pietrelcina, e la sua camera è visitabile; un documento del Comune di Chieuti del 2017, letto su un sito privato, nomina un «Convento Padre Pio giovane» a Serracapriola. Per Wikipedia il patrono è San Mercurio, festeggiato il 5 settembre. Il Parco Nazionale del Gargano include Serracapriola nell'elenco dei suoi comuni. Il giorno dopo, nella nostra proposta, si va a Chieuti.
Giorno 3 — Chieuti
Chieuti sta su uno sperone a circa 221 metri, tra il Saccione e il Fortore, a circa 8 chilometri dalla costa. La scheda del Ministero della Cultura ne lega l'origine «alla cultura ed alla tradizione albanese», e lo statuto comunale impegna il Comune a tutelare «la lingua della minoranza di origine albanese esistente in Chieuti»; Wikipedia ne dà il nome albanese, Qefti. Lo stesso statuto divide il territorio in tre nuclei: il centro storico con il Palazzo di Città in Largo IV Novembre, la Marina di Chieuti e il Villaggio Fantina I, a vocazione agricola. Secondo il repertorio GCatholic, la chiesa di San Giorgio Martire, in Corso San Giorgio, è parrocchia della Diocesi di San Severo. Lo statuto comunale dà un posto proprio alla carrese, la corsa dei carri: la chiama «Manifestazione storica» e affida al Comune il compito di organizzarla «nel rispetto del benessere animale»; un testo del progetto TratturArte la lega alla festa di San Giorgio. Un'associazione animalista descrive quattro carri trainati da buoi, spinti da cavalieri con pungoli, in corsa tra la folla senza barriere, e due fonti diverse riferiscono che nell'edizione del 2018 morì un uomo. Verso il mare SiViaggia segnala Torre Mozza, il basamento di una torre costiera spagnola del primo Cinquecento, e a est l'Abbazia di Sant'Agata, oggi semi-abbandonata: indicazioni private, da verificare sul posto. Le foci del Fortore e del Saccione, che danno il nome ai siti protetti vicini, chiudono il viaggio come un orizzonte più che come una tappa.
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