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Dalle pecore al grano nel Tavoliere

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Cattedrale foggia · foto Giovanni Paciello, Public domain, Commons

Foggia · Carapelle · Orta Nova · Ordona · FG

Quattro comuni della provincia di Foggia, nel Tavoliere; il portale italia.it colloca Foggia al suo centro. Il filo che proponiamo è un cambio d'uso della terra. Foggia fu la sede della Dogana della mena delle pecore, che obbligava le greggi a svernare nel Tavoliere; Carapelle, Orta Nova e Ordona sono tre dei borghi agricoli che le schede del Ministero della Cultura legano ai «reali siti», colonie di contadini nate su terre e masserie già dei Gesuiti. Tra le fonti lette, un tratturo compare in uno solo di questi paesi, a Orta Nova. Sullo sfondo resta la città antica di Herdonia, presso Ordona. È un viaggio per chi ama leggere i paesi nelle loro piante e nei loro documenti, più che nei monumenti.

In breve

Durata. 3 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — Foggia

Foggia sta, secondo la scheda del Ministero della Cultura sul suo centro storico, a circa 70 metri sul mare, nella conca più bassa tra il torrente Celone e il fiume Cervaro. Il nome compare nel 1090 come «Sancte Marie de Fogia», e il nome della città coincide con quello della sua icona: uno studio dell'Università di Foggia ricorda che la tavola venerata in cattedrale si chiamò Santa Maria de Focis o de Fogia, poi Iconavetere e, dal Settecento, Madonna dei Sette Veli. Per la leggenda dei pastori, attratti da tori inginocchiati presso uno stagno del Tavoliere, vi trovarono una tavola dipinta; il primo racconto scritto, osserva lo studio, è solo del 1669, e la ricognizione del 21 ottobre 1980 ha indicato una tavola probabilmente dell'XI-XII secolo, di fattura locale e non costantinopolitana. Una svolta viene da un terremoto. Quello del 1731 fu il più grave, secondo il Ministero; un messaggio diocesano del 2012 ricorda che fece crollare la cattedrale, ricostruita in forme barocche, mentre la cripta a cinque navate conserva forme romaniche. Dopo il sisma la città uscì dalle mura, che avevano cinque porte; ne sopravvive una, inglobata nel Palazzo Arpi. Lì dentro, dal 1966, sta il Museo Civico, vicino al luogo del palazzo di Federico II, come scrive il Comune: reperti di Arpi e di Ordona, i mosaici della Casa dei Leoni e delle Pantere, un lapidario di sculture scampate al bombardamento del 1943, quadri della Foggia borbonica e gli abiti della Capitanata. Il Comune ne indica l'apertura martedì-sabato 9-13, martedì e giovedì anche 16-19, prima e terza domenica 9-13 (orari della pagina comunale, da riverificare prima della visita). Foggia fu anche, per l'Archivio di Stato, la sede della Regia Dogana della Mena delle Pecore, voluta da Alfonso d'Aragona: le greggi con più di venti capi dovevano svernare nel Tavoliere, lungo tratturi, vie erbose larghe fino a 111 metri. Entrata in crisi nel Settecento, la Dogana fu abolita nel 1806. La Villa comunale di piazza Cavour è un giardino lungo circa mille metri, con un pronao del 1827, distrutto in guerra e ricostruito nel 1950. Il giorno dopo si va a Carapelle, una delle colonie che i Borbone fondarono nel Tavoliere quando la Dogana era ancora in vita.

Giorno 2 — Carapelle e Orta Nova

Carapelle si legge dalla pianta: la scheda ministeriale la descrive come un impianto «pianificato, a scacchiera, agricolo», a 62 metri, presso il torrente omonimo. Nel 1774 era un nucleo «con case e una chiesa», nato dalla bonifica di Ferdinando IV di Borbone, dove i Gesuiti avevano già un pozzo e un ricovero per animali. Lo studio di Giuseppe Poli per l'Università di Bari fa i conti: 56 famiglie, dieci versure ciascuna; il canone, come nelle altre colonie, era di 1,80 ducati a versura, con contratti di 29 anni rinnovabili. Nel 1793, secondo il Ministero, la colonia fu ceduta al marchese foggiano Lorenzo Filiasi, e nell'Ottocento i palazzi sostituirono le case dei contadini. Al centro sta la chiesa della B.V.M. del Rosario, di fine Settecento, poi rifatta con la facciata spostata. Il paese divenne comune solo nel 1958.

Orta Nova ha una storia più lunga. La sua scheda ministeriale attesta nel 1184 un casale dell'abbazia della SS. Trinità di Venosa. Il legame con la Dogana sta nell'Atlante delle Locazioni, che la scheda dice «funzionale alla Dogana della mena delle pecore» e dove il feudo compare in età aragonese; nel Seicento passò ai Gesuiti, che vi costruirono edifici monumentali. Qui il tratturo entra nel paese: per il Ministero l'abitato ottocentesco si dispone lungo corso Aldo Moro, corso Umberto I e via Foria, che per il Ministero ricalca il tracciato del tratturo regio, con un andamento irregolare, e vi si incontrano palazzi a corte come Campese, Papa-Traisci e Mascitelli. Poli conta 105 famiglie di coloni dopo l'espulsione dei Gesuiti del 1767, e riporta il giudizio di R. Ciasca: molti erano poveri e lasciarono presto le terre. Il giorno dopo si sale di poco, verso le prime colline.

Giorno 3 — Ordona e Herdonia

Ordona sta a circa 120 metri, sulle prime colline del Tavoliere, e prende il nome, dice la scheda ministeriale, da Herdonia, a pochi chilometri. Il nucleo più antico gira attorno a una piazza con le fosse del grano, tra case rurali a schiera a piano terra e la chiesa di San Leone, ricostruita nella seconda metà dell'Ottocento. Il feudo passò nel 1608 al Collegio Romano dei Gesuiti; dopo la loro espulsione Ferdinando IV vi istituì uno dei reali siti, ma molti censuari non pagarono e la colonia fu venduta a privati. Poli riporta che nel marzo 1791 Giuseppe Maria Galanti dormì nell'osteria, già dei Gesuiti, e annotò che d'estate l'aria era ritenuta malsana, perché il Carapelle straripava d'inverno e lasciava pozzanghere fino all'estate. Ordona è comune autonomo dal 1975. Il Museo Herdonia, inaugurato il 26 aprile 2017 in via Pasculli Soldato, si presenta come porta d'ingresso al parco archeologico, con un catalogo digitale di 50 reperti in 3D; gli orari non sono in pagina. La collina di Herdonia fu, per il sito del Comune, un abitato dauno del IV-III secolo a.C. e poi un municipio romano. Il suo anfiteatro, secondo la scheda del Ministero, fu costruito verso la metà del I secolo d.C. e smantellato in età tardoantica, quando sugli ingressi sorsero abitazioni; vi fu trovato un tesoretto di 148 monete d'oro di tipo musulmano e una bizantina, datato al 1020-1030. Gli scavi, avviati nel 1962, hanno lasciato un'area che l'accordo del 2022 tra Soprintendenza e Comune definiva «scarsamente visibile» e «priva di infrastrutture per la sua fruizione», con un milione di euro destinato al parco. Lo stato dei lavori non è noto: la visita va verificata con il museo. Il viaggio, nella nostra proposta, finisce a Ordona, da cui vengono anche alcuni reperti del Museo Civico di Foggia.

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