Cerignola · Stornara · Stornarella · Zapponeta · FG
Quattro comuni della provincia di Foggia, dalla parte meridionale del Tavoliere fino alla costa dove arriva la salina. Il filo che li lega, nelle fonti lette, è la terra e chi la possedeva: i Cavalieri Teutonici nell'agro di Cerignola, i Gesuiti del Collegio Romano a Stornara e Stornarella, i coloni insediati dal re dopo la loro cacciata e, a Zapponeta, secondo fonti private, un barone del Settecento. Il grano compare nelle fonti solo come nome (le Fosse del Grano); le zone umide stanno appena oltre Zapponeta, in comuni vicini. È un viaggio per chi legge i paesi nelle carte d'archivio più che nei monumenti.
In breve
Durata. 4 giorni.
Il percorso
Giorno 1 — Cerignola
La giornata comincia dal Piano delle Fosse del Grano, che Wikipedia elenca tra i monumenti della città; quante siano le fosse e come si usassero, le fonti lette non lo dicono. Dicono invece la misura del territorio: 593,93 km² secondo Wikipedia. La stessa voce ricorda il feudo dei Caracciolo dal 1418 e dei Pignatelli nel Seicento. Nel 1503, secondo Wikipedia, qui gli spagnoli di Gonzalo de Córdoba sconfissero i francesi di Louis d'Armagnac, duca di Nemours; e, scrive il volume «Cerignola. Storia di una città» uscito nel 2021 con il patrocinio comunale, «gli Spagnoli divenivano per oltre due secoli padroni del Regno di Napoli». Il giorno dopo si esce nell'agro, verso i cavalieri.
Giorno 2 — Torre Alemanna e Stornara
Nella campagna di Cerignola, a circa 18 km dalla città, si alza una torre quadrangolare alta circa 24 metri e larga circa 10 per lato: è Torre Alemanna, che l'Università di Bari colloca nell'agro cerignolano e il FAI a Borgo Libertà, che Wikipedia indica come frazione di Cerignola. Il perché sta nelle donazioni: secondo l'ateneo barese l'Ordine Teutonico accumulò qui terre con pie donazioni di laici, acquisti e, nel settembre 1231, una cospicua donazione di Federico II; la commenda divenne autonoma alcuni mesi prima del luglio 1231, dopo essere dipesa da quella di Barletta. Per il FAI la torre inglobò il coro di una chiesa preesistente, e il complesso comprende il Palazzo dell'Abate, una chiesa cinquecentesca e un museo inaugurato il 27 giugno 2016. Dentro, l'Università descrive un ciclo pittorico, quattro colonnine con capitelli gotici a crochet e i costoloni di una volta a crociera; il FAI data gli affreschi del piano terra alla fine del Duecento. Per il FAI, dal 1483 la commenda passò a cardinali commendatari; per l'Università il feudo fu incamerato dal Fisco Regio nel 1789, le cisterne scavate dall'ERSAP nel 1951 provocarono «gravissime lesioni» e nel 1984 venne la concessione al Comune per il restauro. Gli orari non sono nelle pagine lette.
Poi Stornara, nel bacino del torrente Carapelle. La scheda del Ministero della Cultura ne riassume la storia in passaggi di proprietà: feudo di Giovanni Jacopo Cecere nel Cinquecento, acquistato dai Gesuiti del Collegio Romano nel 1600, colonia agricola del re dopo la loro espulsione del 1767, proprietà privata dal 1793 al 1805, frazione di Stornarella dal 1808, comune autonomo solo nel 1905. Dell'insediamento originario resta un rudere di torre in ciottoli di fiume e filari di laterizio; la chiesa di San Rocco è neoclassica, del 1856. Wikipedia ricorda lo Stornara Airfield, campo per bombardieri B-24 aperto nel gennaio 1944 e chiuso nell'agosto 1945, oggi tornato terreno agricolo; italia.it racconta Stramurales, festival di street art organizzato da Stornara Life APS. Il giorno dopo si va nel comune di cui Stornara fu frazione dal 1808 al 1905.
Giorno 3 — Stornarella
La torre dell'orologio di Piazza Umberto I, oggi Biblioteca comunale e Polizia Municipale, è il luogo da cui partire: secondo il Comune vi si riunirono, alla nascita dell'Università di Stornarella il 1° maggio 1808, dieci decurioni, sei per Stornarella e quattro per Stornara. Il paese sta su una collina che scende verso il Tavoliere, e il primo segno che ne resta, nelle fonti lette, è pastorale. Il Comune ricorda che il Tavoliere fu legato per secoli alla transumanza dal Molise, dall'Abruzzo e dal Sannio lungo i tratturi, sotto la Dogana delle pecore voluta da Alfonso I d'Aragona con sede a Foggia; la scheda ministeriale del centro storico cita la Relazione delle Locazioni del 1554, che registra fabbricati nella mezzana sopra le poste di Rio Morto e della Cennarata. Il nome compare nei primi anni del Seicento, quando i Gesuiti del Collegio Romano presero il feudo: negli archivi la loro residenza rurale è la «Residentia Asturnariensis». Cacciati i Gesuiti alla fine del 1767, le loro masserie, per il Comune destinate dapprima all'istruzione pubblica, furono poi la base, con l'aggiunta di Carapelle, di cinque dipartimenti, i «Cinque Reali Siti», con 410 coloni, 73 dei quali assegnati a Stornarella. Dei Gesuiti, annota il Ministero, non resta alcuna evidenza monumentale; resta il loro quadro. Nell'abside della chiesa di Maria SS. della Stella, nata come loro cappella, la tela di Antonio Marotta, 210 per 130 centimetri, datata 1614, replica la Madonna col Bambino di Santa Maria Maggiore a Roma e la circonda di santi gesuiti, Ignazio di Loyola, Francesco Saverio, Luigi Gonzaga, Stanislao Kostka; la scheda ministeriale, aggiornata nel 2006, la dava in cattivo stato, con lacerazioni e cadute di colore. L'altare di San Michele fu eretto nel 1862 a spese del popolo, con una statua venuta da Monte Sant'Angelo. Fuori, nel Parco della Rimembranza, dei 33 lecci piantati ne restavano 26 nel 2019, quando il Ministero ne redasse la scheda; il monumento ai caduti fu inaugurato il 5 giugno 1927. Il giorno dopo si scende verso il mare.
Giorno 4 — Zapponeta e il bordo della salina
Il Comune di Zapponeta, sul proprio sito, dedica alla chiesa di San Michele Arcangelo una sola riga: «piccola chiesa ubicata nella piazza del paese». È la sola notizia ufficiale letta. Il resto viene da fonti private: Wikipedia ne data la fondazione al 1768, per opera del barone Michele Zezza, e lo dice frazione di Manfredonia fino al 1975. La ragione per venire fin qui è la costa. Per italia.it la Riserva naturale Salina di Margherita di Savoia, istituita nel 1977 su circa 400 ettari, corre per circa 20 km «da Margherita di Savoia a Zapponeta», tra fenicotteri rosa e salicornie, e fino al 1878 si chiamava «Saline di Barletta»; il Museo della Salina sta però a Margherita di Savoia, in provincia di Barletta-Andria-Trani. Dall'altro lato, nel comune di Manfredonia, il WWF descrive l'Oasi Lago Salso: 1040 ettari nati dalle bonifiche della Riforma Fondiaria, con oltre 300 specie di uccelli. La cartoguida «Discovering Puglia» del 2015 tracciava da qui le «Vie del sale» fino a Margherita, 18,8 km, un dato che nessuna fonte attuale ha confermato. Il viaggio, nella nostra proposta, finisce qui.
BOZZA del 2026-11-08 · solo locale · gate eseguito: PASSA CON CORREZIONI, 21 difetti corretti · non approvato