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Paesi nati da casali perduti

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Piazza San Nicola Squinzano · foto Lupiae, CC BY-SA 3.0, Commons

Surbo · Trepuzzi · Squinzano · Novoli · Campi Salentina · LE

Cinque centri della provincia di Lecce che le fonti raccontano in modo simile: quasi tutti nascono dalla fine di altri insediamenti. Trepuzzi crebbe con gli abitanti di villaggi abbandonati, Squinzano dalla scomparsa di casali vicini, Campi Salentina dopo la distruzione di casali isolati, Novoli, secondo uno storico citato dal Comune, dal trasferimento degli abitanti di Porziano; e Surbo, per il suo Comune, nacque dal casale d'Aurio, di cui resta una chiesa sul confine con Lecce. È un viaggio per chi legge un paese dalla pianta delle strade e dalle date dei feudi. Il filo regge in modo diseguale: per Trepuzzi la materia è poca, e lo diciamo. Ordine delle tappe e divisione in giorni sono una nostra proposta.

In breve

Durata. 3 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — Surbo e Trepuzzi

Si parte da una strada: da una parte la chiesa di Santa Maria d'Aurio, dall'altra la Torre dei Cavallari. Secondo il Comune di Surbo è proprio quella carreggiata a segnare il confine tra Surbo e Lecce: la chiesa sta in territorio di Lecce, ma è il nucleo storico del casale da cui Surbo nacque, «l'ultima testimonianza visibile» di Aurio. La torre, del XVI secolo, faceva parte, per il Comune, di un sistema difensivo che legava torri costiere e masserie fortificate. Una scheda dell'associazione Famiglie della Visitazione descrive la facciata a capanna con archetti pensili, il portale con due leoni stilofori, le tre navate su otto colonne, e ricorda un dettaglio che pesa: il polittico ligneo di Bartolomeo Vivarini rimase in chiesa fino al 1928, e tre suoi pannelli sono oggi alla Pinacoteca provinciale di Bari. La stessa scheda indica come prima prova del luogo il diploma del 1180 con cui Tancredi d'Altavilla donò, tra le altre terre, il territorio di Aurio alla chiesa leccese dei Santi Niccolò e Cataldo. Surbo vera e propria, per la scheda del Ministero della Cultura, è un casale della contea di Lecce citato dalla fine del XII secolo, uno dei centri disposti a semicerchio intorno al capoluogo, cresciuto soprattutto tra Cinque e Seicento; il Comune data la Matrice di Santa Maria del Popolo al XIII-XIV secolo. Sotto i piedi c'è la pietra: uno studio di geologia pone Surbo, con Novoli, tra le aree di estrazione del piromafo, una varietà della pietra leccese.

Trepuzzi ha meno righe perché le fonti ne danno meno. La scheda ministeriale la colloca su un altopiano, attestata dal 1291 nella Contea di Lecce, e spiega la sua forma: il paese crebbe intorno a Largo Pozze con gli abitanti dei villaggi vicini abbandonati tra XIII e XIV secolo, dal Seicento si allungò verso la Chiesa Nuova, e oggi sta tra la statale Adriatica, che taglia il nucleo più antico, e la ferrovia. Feudo degli Acquaviva, nel 1753 fu comprato dal duca Francesco Carignani, lo stesso cognome dei feudatari di Novoli dal 1712; le fonti lette non dicono se sia la stessa famiglia. La marina di Trepuzzi, dice il Comune, è Casalabate, ed è verso la strada di Casalabate che, nella nostra proposta, si va il giorno dopo.

Giorno 2 — Squinzano e Santa Maria di Cerrate

Squinzano si legge dalla piazza. La scheda del Ministero della Cultura descrive un asse principale, vicoli stretti con case a corte e una grande piazza che collega il nucleo antico a un convento francescano; il palazzo baronale non c'è più, e sul suo sito sorge il municipio. Due date contano: nel 1274 Squinzano è documentato come casale dipendente da Lecce, nato dalla scomparsa di casali vicini; dal 1560 è città demaniale, e la scheda lega a quel passaggio una grande espansione edilizia. Wikipedia ricorda che il suo nome è anche quello di una DOC del vino, rossa e rosata, soprattutto da Negroamaro.

Poi si esce, lungo la provinciale tra Squinzano e Casalabate, dove il FAI colloca l'indirizzo dell'Abbazia di Santa Maria di Cerrate. Una leggenda, che finestresullarte.info riporta come tale, la fa nascere da una cerva inseguita da Tancredi; la stessa testata la riporta storicamente al primo XII secolo, citata in un atto del 1133 e in un manoscritto finito nel 1154. La storia successiva spiega quello che si vede: nel 1531 passò all'Ospedale degli Incurabili di Napoli e il complesso si fece anche masseria con frantoi; nel 1711 fu abbandonata per le incursioni dei pirati; tra il 1965 e il 1967 la Provincia di Lecce la restaurò con l'architetto Franco Minissi, e nel 1967 crollò il campanile; dal 2012 è in concessione trentennale al FAI. Secondo la scheda delle Famiglie della Visitazione la facciata a capanna ha un rosone e un portale con altorilievi del Battesimo, della Natività e dell'Adorazione dei Magi, il portico laterale conta ventiquattro colonne binate con capitelli a figure animali, e alcuni affreschi staccati sono nel museo adiacente. Una visita del FAI, «Cerrate: la masseria», ha portato i visitatori nella Casa del Massaro, il lato agricolo del luogo: la campagna è il tema del giorno dopo.

Giorno 3 — Novoli e Campi Salentina

A Novoli conviene partire da una chiesa piccola, l'Immacolata, che il Comune ritiene probabilmente la prima parrocchiale: l'affresco della Madonna in trono col Bambino, bizantineggiante, scoperto nel 1865, è diventato lo stemma civico. Il Comune racconta anche perché il paese sta qui: secondo lo storico G. Marciano gli abitanti del casale di Porziano, sulla via per Veglie, lasciarono un sito paludoso e si spostarono dove esistevano già tre chiese. Poi vennero i feudatari. Paolo Mattei comprò metà del feudo il 26 giugno 1520 e costruì il palazzo baronale; Filippo I Mattei nel 1551 fece erigere il monastero di Santa Maria delle Grazie e la chiesa di Sant'Onofrio, tomba di famiglia; nel 1700 Alessandro III aggiunse una fontana con epigrafe sulla terrazza del palazzo. Dal 1712 al 1806 il feudo fu dei Carignani. Poi c'è la Fòcara: per italia.it un falò di circa 25 metri di altezza e 20 di diametro, costruito con fascine di tralci di vite della potatura, acceso il 16 gennaio con i fuochi d'artificio e lasciato ardere tutta la notte. La Fondazione la gestisce come «Focara di Sant'Antonio» e ha tra i soci fondatori la Regione Puglia, e «Fòcara di Novoli» è un marchio collettivo registrato.

Il centro di Campi, per la scheda del Ministero, si forma nel X secolo. La stessa scheda lo fa nascere dopo che i Saraceni distrussero alcuni casali isolati, lega il castello a Federico II intorno al 1220 e ricorda i Maremonte come feudatari tra XIV e XV secolo. La piazza tiene insieme chiesa e castello, e il Palazzo Marchesale del Seicento sorge su un castello precedente. Fino al 1864 il paese si chiamava solo Campi. Italia.it lo dice «Granaio di Terra d'Otranto» e indica la Chiesa Madre di Santa Maria delle Grazie sulla piazza, Casa Prato con l'Archivio storico e la Biblioteca comunale, due menhir, Candido e Sperti. Il FAI descrive la Madonna dell'Alto, luogo abitato almeno dalla tarda antichità, con colonne e capitelli di reimpiego e una devozione alla Madonna del Latte che ne faceva un polo per i paesi vicini. Lo stesso FAI mette Campi, con Trepuzzi, Squinzano e Novoli, nella Valle della Cupa, l'avvallamento carsico a nord-ovest di Lecce che Cosimo de Giorgi, a fine Ottocento, chiamò «Un mare di verzura»: su quella parola, nella nostra proposta, il viaggio si chiude.

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