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Un capoluogo e quattro centri vicini, tutti in provincia di Lecce. Il filo dichiarato è il barocco, e regge solo in parte: le fonti lo documentano a Lecce, a Lequile, che la scheda del Ministero della Cultura conta tra i principali centri del barocco salentino, e a Monteroni, dove Wikipedia descrive un Palazzo Baronale in barocco leccese. San Cesario racconta piuttosto tre casali fusi nel Seicento e una lunga pratica della distillazione; San Donato un casale nato senza mura. A tenere insieme il viaggio è allora una misura: una città dove una sola facciata, quella di Santa Croce, richiese un secolo di lavori secondo il FAI, e tre paesi (San Cesario, San Donato, Monteroni) che, per le schede ministeriali, tengono il centro tra un palazzo signorile e la chiesa. Lo proponiamo sapendo che orari e biglietti restano da verificare.
In breve
Durata. 4 giorni.
Il percorso
Giorno 1 — Lecce, Santa Croce e la sua pietra
La facciata di Santa Croce, in via Umberto I, conviene leggerla dal basso in alto, come una cronologia. Secondo il FAI i lavori durarono dalla metà del Cinquecento alla metà del Seicento: la parte inferiore della facciata fu eretta tra il 1549 e il 1582, Francesco Antonio Zimbalo ne curò nel 1606 la fase intermedia con i tre portali, e l'ultima spetta a Cesare Penna, probabilmente completata da Giuseppe Zimbalo con il rosone. Il portale italia.it vi conta sedici altari e un affresco del 1500 con la Madonna di Costantinopoli; accanto si allunga il Palazzo dei Celestini, un ex convento. Una pietra porta il nome della città: la Pietra Leccese, che uno studio di G. F. Andriani, con prove nel laboratorio dell'Università di Bari, descrive come una calcarenite giallastra e porosa, formatasi nel Miocene. La sua varietà verdastra, il piromafo, ha una porosità tra il 35 e il 42 per cento e, bagnata, perde in media circa il 47 per cento della resistenza; lo studio ricorda che fu usata soprattutto in età romana e barocca, come nel pilone romano di San Cataldo. Le fonti lette non dicono di quale varietà sia fatta ciascuna facciata: resta l'idea che almeno una delle varietà di questa pietra, il piromafo, sia una roccia debole che l'acqua mette alla prova. Il giorno dopo si passa dalle facciate alle mura.
Giorno 2 — Lecce, il castello e la carta
Il Castello di Carlo V non è nato tutto insieme. La scheda del Ministero della Cultura vi riconosce un nucleo medievale a quadrilatero attorno a una corte, dominato dalla Torre Magistra, che tra il 1539 e il 1549 fu avvolto da mura spesse, bastioni lanceolati e un nuovo fossato. Il progetto della fortezza rinascimentale fu di Giangiacomo dell'Acaya, che più tardi venne rinchiuso nelle prigioni sotterranee dello stesso castello, per ragioni che la pagina non dice. Al primo piano una sala porta il nome di Maria d'Enghien, contessa di Lecce tra la fine del Trecento e la metà del Quattrocento; nella corte si vedono resti più antichi emersi da scavi recenti. Al piano terra sta il Museo della Cartapesta: per il Ministero, dal Settecento Lecce si affermò come centro di quest'arte, e nell'Ottocento i suoi maestri erano noti in tutta Italia e ricevevano commissioni dall'estero. Le statue nascono su scheletri impagliati, con mani e teste in cartapesta o terracotta, e la carta si modella con ferri arroventati, una lavorazione che la scheda dice ancora visibile nelle strade del centro storico. Della giornata teniamo, per nostra scelta, una sola altra tappa, che riallaccia Santa Croce: la Cattedrale, che secondo finestresullarte.info fu costruita per la prima volta nel 1144 ed ebbe l'ultimo intervento importante da Giuseppe Zimbalo nel Seicento, lo stesso nome che il FAI lega al rosone di Santa Croce. Gli altri monumenti del centro restano fuori da questa proposta. L'indomani si esce dalla città.
Giorno 3 — Lequile e San Cesario di Lecce
Lequile sta sulla strada da Lecce a Gallipoli, circa 5 km a sud-ovest del capoluogo secondo la scheda del Ministero della Cultura, ed è quella strada a spiegarne la forma: l'abitato si è sviluppato lungo di essa, con una via principale che corre dalla chiesa di San Nicola a quella di San Vito e una piazza segnata dalla Guglia di San Vito. La prima menzione certa dell'infeudazione è del 1291, la crescita forte arriva nel Quattro e Cinquecento. La scheda ricorda anche un palazzo secentesco con portale bugnato, l'ex palazzo ducale, Palazzo Salluzzo, con la chiesetta di San Giorgio, palazzo Andrioli con la sua cappella, palazzo Brunetti e la cappella della Madonna Addolorata. Wikipedia, da riverificare, aggiunge che Lequile e Dragoni formano oggi un unico abitato e che nel 1137 il conte Accardo di Lecce cedette il feudo di Dragoni al monastero di San Giovanni Evangelista; il dettaglio da cercare è la Colonna dell'Osanna, nella piazza di Dragoni, eretta intorno al 1600, abbattuta tra il 1965 e il 1970 e rimessa al suo posto dopo il ritrovamento dei pezzi negli anni Novanta.
San Cesario nasce, per la sua scheda ministeriale, da tre casali medievali unificati nella seconda metà del Seicento, e ha il suo fulcro nella piazza del Palazzo Ducale e della Parrocchiale, tra case a schiera con corte chiusa. Il palazzo, secondo il portale iltaccodibacco.it, fu ricostruito in quegli stessi decenni sulle fondamenta di una fortezza cinquecentesca, porta lo stemma dei Marulli e custodisce un pozzo rinascimentale con baldacchino settecentesco; all'ultimo piano c'è il Museo Civico d'Arte Contemporanea, fondato nel 1979. Le pagine del Ministero della Cultura raccontano però un altro San Cesario: qui lavoravano cinque distillerie, tra le principali risorse del paese. Nella Distilleria Nicola De Giorgi, in via V. Emanuele III, si trasformavano vinacce, fecce e vino in alcol; i suoi liquori arrivavano in gran parte del Sud Italia, il più noto era l'Anisetta De Giorgi, e il 6 luglio 2005 la fabbrica è stata dichiarata di interesse culturale. L'ultimo giorno porta in due paesi su cui le fonti dicono poco.
Giorno 4 — San Donato di Lecce e Monteroni di Lecce
San Donato, in diocesi di Otranto, nacque secondo la scheda del Ministero della Cultura come un modesto casale privo di cinta muraria, e all'inizio del Trecento era feudo della famiglia De Luca. Il centro si raccoglie su una via principale, con case a corte e poche dimore palazziate, tenute insieme dalla Matrice e dal Palazzo Baronale. Altro, nelle fonti lette, non c'è: né il barocco né i nomi di chi costruì. Wikipedia ricorda la frazione di Galugnano e la festa del patrono, San Donato, il 7 agosto.
Monteroni, circa 7 km a ovest di Lecce, ha il centro storico, che la scheda ministeriale localizza in Corso Umberto I. Per la sua scheda ministeriale è attestato alla fine del XII secolo e vi è documentata una struttura fortificata dal 1431; gli edifici religiosi tardo-medievali furono in gran parte distrutti o ricostruiti dopo il 1700, e l'aspetto di oggi è soprattutto settecentesco. Sotto i Lopez y Royo, dal 1663, prese forma la piazza allungata tra il castello-palazzo e la chiesa parrocchiale, con la sua torre campanaria del Settecento. Wikipedia descrive il Palazzo Baronale in barocco leccese e colloca la Chiesa Matrice in piazza Falconieri: qui il filo del barocco, partito da Santa Croce, si riannoda. Il viaggio, nella nostra proposta, finisce in questa piazza.
BOZZA del 2026-11-08 · solo locale · gate eseguito: PASSA CON CORREZIONI, 11 difetti corretti · non approvato