San Giorgio Ionico · Roccaforzata · Monteparano · Palagiano · TA
Tre paesi vicini tra loro, nei dintorni di Taranto, e uno, Palagiano, che il portale regionale colloca a 22 km a ovest della città: è un viaggio breve, per chi ama i centri minori e accetta molte domande aperte. Le fonti lette parlano di Murge tarantine, di cave di tufo, di masserie. Il filo che tiene, per Roccaforzata e Monteparano, è la presenza albanese: Monteparano sta, per il suo Comune, nell'«Albania Tarantina»; per il Comune di Monteparano anche San Giorgio Ionico rientra nell'«Albania Tarantina», ma senza tracce di quella cultura, se non in alcuni cognomi; Roccaforzata ricorda nella sua storia ufficiale i soldati albanesi chiamati da Ferrante I d'Aragona. Roccaforzata sta sulla collina più alta del Monte di Sant'Elia, frequentato dall'età del Ferro. Palagiano resta fuori da questo filo e riceve poche righe oneste. L'ordine delle tappe e la divisione in giorni sono nostri.
In breve
Durata. 3 giorni.
Il percorso
Giorno 1 — San Giorgio Ionico
Si comincia da piazza San Giorgio, dove il portale AI Smart della Regione Puglia segnala nel pavimento un mosaico con il santo a cavallo. La stessa scheda dice il paese affacciato sul Golfo di Taranto; secondo la scheda del Ministero della Cultura il Casale di San Giorgio è attestato tra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento, ma di quella fase non resta alcun monumento, e gli edifici più antichi sono del Cinque e Seicento. Quello che si vede è il paese dei baroni: la chiesa madre è citata dal 1577 e forse fu costruita dopo il 1524, quando il Casale passò al barone Antonio Muscettola; il nucleo del palazzo baronale si deve, nel 1615, a Giulio Cesare Albertini. Un atto notarile del 1625 descrive una cinta muraria con porte, demolita verso la fine dell'Ottocento; ne resta un nome di luogo, «dell'Arco». La chiesa di Santa Maria del Popolo fu ricostruita alla fine del Settecento sul sito dell'edificio precedente; intorno, la scheda ministeriale elenca la chiesa di Maria SS. Immacolata, la cappella della Madonna della Croce, la cappella del Calvario vicina al castello, i palazzi Imperio, settecentesco, Alberini-De Siati e Alberini-Caramia, e antiche edicole votive. Il castello dei D'Ayala Valva, per il Ministero, è del XX secolo, e AI Smart lo dice costruito all'inizio del Novecento in forme medievaleggianti. La scheda ministeriale ricorda anche che il nome attuale servì a distinguerlo da altri ventidue comuni omonimi.
Il dettaglio singolare sta fuori dal centro: le Tagghjate, cave di tufo che per AI Smart corrono per circa 2 km sul fianco della collina Belvedere; Wikivoyage, fonte da riverificare, le dice dismesse dalla metà degli anni Cinquanta e oggi abitate dalla macchia mediterranea. Lo stesso Wikivoyage segnala una necropoli presso il monte Sant'Elia con reperti del IV-III secolo a.C.: è la collina del giorno dopo.
Giorno 2 — Roccaforzata e il Monte di Sant'Elia
La seconda giornata sale sul Monte di Sant'Elia. Roccaforzata ne occupa la collina più alta, a 140 metri, che il Comune descrive come il primo gradino delle Murge a est della pianura di Taranto. Gli scavi, scrive il Comune, hanno rivelato un insediamento iapigio e la cinta difensiva di un abitato di età greca, frequentato dall'età del Ferro almeno fino alla fine del III secolo a.C., quando Taranto cadde in mano a Roma. Un decreto ministeriale del 1° agosto 1995 vi pose il vincolo archeologico; il primo stralcio del Parco Archeologico si concluse alla fine del 2001, e la ricerca era attiva nel 2025: il 18 luglio di quell'anno il Comune ha ospitato in piazza un aggiornamento sugli scavi, con le foto dei materiali rinvenuti. In paese il racconto passa ai feudi, e qui sta il perché della giornata. Nel XV secolo Ferrante I d'Aragona chiamò soldati albanesi di Giorgio Castriota Scanderbeg; nel 1507 il feudo andò a Lazzaro Mathes, comandante albanese. Nel Cinquecento, scrive il Comune, l'arcivescovo di Taranto Brancaccio avviò il passaggio della parrocchia albanese dal rito greco al latino. La serie dei signori, nella storia comunale, va dai d'Aycllo, intorno al 1400, e poi dai La Forza, ai Chiurla, ultima baronia, rimasta fino al 1804.
Il castello, privato, è una costruzione secentesca in conci squadrati di carparo che ingloba una torre quadrata più antica in pietrame, datata da un esame tecnico tra XIV e XV secolo; dentro, volte a crociera e stellari. Il Comune scrive che una parte risale al 1407, quando il feudatario di allora ospitò Ladislao d'Angiò-Durazzo, re di Napoli, per le nozze con Maria d'Enghien: è l'unica fonte letta su quell'episodio. Nel paese il Comune segnala anche la chiesa matrice della SS. Trinità, con il sagrato rinnovato e la fontana monumentale, la chiesa di San Nicola e la Loggia Belvedere. A circa 2 km dal centro, sulla strada per Lizzano, il Santuario della Madonna della Camera custodisce una leggenda che il Comune riferisce come tale: durante un'invasione turca gli abitanti di Roccaforzata e di Monteparano vi si sarebbero rifugiati, e gli occhi della Madonna raffigurata avrebbero fermato gli invasori. Quella leggenda porta al paese vicino.
Giorno 3 — Monteparano e Palagiano
Monteparano ha il nucleo storico alle spalle della chiesa matrice, a 135 metri sulle Murge tarantine, e la scheda del Ministero lo colloca in piazza Castello. Le fonti non concordano sulle date della sua nascita, e conviene non sceglierne una. Sull'origine albanese le fonti convergono, con cautela: il Comune racconta che il paese nacque dalla partenza di cinque famiglie albanesi dal feudo di Fragagnano, e il Ministero parla di una probabile colonia albanese del XVI secolo. Gli Antoglietta acquistarono il feudo, e Guglielmo dell'Antoglietta lo vendette a Nicola Basta, discendente di una famiglia albanese; nel Settecento, per il Ministero, passò ai marchesi Bozzicorso. La chiesa di Maria SS. Annunziata, per la scheda ministeriale, fu costruita nel Cinquecento su un luogo di culto più antico e restaurata nella prima metà del Settecento; AI Smart vi descrive una navata con cappelle laterali e un altare barocco, di fronte al castello dei D'Ayala Valva. Il castello, per AI Smart, risale al XVIII secolo e i lavori dell'Ottocento lo resero una residenza fortificata in stile tardo gotico con merlature; per il Ministero è una residenza fortificata rimaneggiata nel XIX secolo. Il Comune indica come prodotto tipico il Primitivo, con la DOC Primitivo di Manduria, e ricorda che il 19 marzo la festa di San Giuseppe si fa con altari votivi e piatti tradizionali; AI Smart parla di «Tavole» con pane e «massa». Il patrono, San Gaetano da Thiene, si festeggia il 7 agosto.
Palagiano, a 22 km a ovest di Taranto e vicino allo Ionio secondo AI Smart, sta fuori dal filo albanese: nessuna pagina letta vi cita presenza albanese. La stessa scheda indica ritrovamenti di età romana, poteri feudali dai Dapifero ai Cicinelli, numerose masserie e un centro storico nei due rioni più antichi, La Terra e Convento, di stradine strette e case basse. Il Palazzo Baronale, che gli abitanti chiamano «castello», ha al primo piano pavimenti in maiolica e volte a botte; la Chiesa dell'Immacolata fu consacrata nel 1582. Sul corso, per il portale regionale luoghicomuni, il Vecchio Municipio con la torre dell'orologio ospita dal gennaio 2026 il progetto «Cultura, tradizione e natura». Il patrono è San Rocco. Qui le fonti si fermano, e con loro il viaggio.
BOZZA del 2026-11-08 · solo locale · gate eseguito: PASSA CON CORREZIONI, 12 difetti corretti · non approvato