Nardò · Porto Cesareo · Leverano · Copertino · LE
Quattro comuni della provincia di Lecce, tra la costa ionica e la campagna alle sue spalle. Il filo è una paura antica, quella che arrivava dal mare. Il Comune di Nardò lega le torri di Porto Selvaggio alla presa di Otranto del 1480 e alle torri che Carlo V volle «una in vista dell'altra». A Porto Cesareo, secondo il portale regionale, il nome stesso del paese viene da una torre, Torre Cesarea. A Leverano, secondo il Comune, la torre di Federico II faceva da vedetta verso Porto Cesareo. Il tema regge bene sulla costa e meno nell'entroterra: a Copertino resta un castello, il resto è devozione. Le fonti raccontano anche altro: grotte abitate nella preistoria, un museo sulla memoria ebraica del dopoguerra, chiese ricostruite dopo un terremoto. È un viaggio per chi accetta che orari e visite restino da verificare.
In breve
Durata. 4 giorni.
Il percorso
Giorno 1 — Nardò, la città
Si comincia dalla cattedrale, la basilica di Maria Santissima Assunta. La sua facciata, ricorda la scheda del Ministero della Cultura, è il risultato di più disastri e più rimedi: nel 1354 l'abate De Nestore la ricostruì dopo un crollo dovuto a un sisma, nel 1725 Ferdinando Sanfelice le diede la veste barocca con lo stemma di Benedetto XIII, e i restauri del 1892-1899 le hanno dato l'aspetto attuale. Dentro, tre navate e affreschi a partire dal Duecento, tra cui una Madonna della Sanità del 1234. Il dettaglio da cercare è sull'altare della terza cappella a sinistra: il Crocifisso ligneo detto «Cristo nero», in legno di cedro, che la scheda data al XII secolo. Monumento nazionale dal 1879, è basilica minore dal 1980. In piazza Pio XI il Comune indica il Museo Diocesano «Mons. Aldo Garzia». Il portale privato puglia.com aiuta a leggere Piazza Salandra: il Palazzo della Pretura fu ricostruito dopo il terremoto del 1743, e l'orologio, con un meccanismo a corda del 1882, viene caricato ogni giorno da un addetto. La stessa fonte dice che il Castello Acquaviva, della seconda metà del Quattrocento, oggi ospita il municipio. La giornata si chiude al Museo della Preistoria, in Piazza S. Antonio, che prepara alla costa del giorno dopo.
Giorno 2 — Porto Selvaggio e Santa Maria al Bagno
Il museo, secondo la sua scheda comunale, conserva oltre diecimila reperti e pesci fossili di circa 75 milioni di anni fa, e indica da dove vengono: la Baia di Uluzzo, la Grotta del Cavallo, Torre dell'Alto e, nell'area di Porto Selvaggio, le grotte Bernardini, della Mano e Borzatti. In questi siti, negli anni Sessanta, Palma di Cesnola e Borzatti von Löwenstern trovarono le tracce più antiche del genere Homo nel territorio. Il Parco naturale di Porto Selvaggio, istituito nel 1980, occupa secondo il Comune circa sette chilometri di costa tra Santa Caterina e la Palude del Capitano. La pineta del parco non è antica: la piantò il Corpo Forestale dello Stato all'inizio degli anni Cinquanta. Lungo la costa stanno, da sud a nord, Torre dell'Alto, Torre Uluzzo e Torre Inserraglio, nate come difesa dopo la presa di Otranto. Il carsismo spiega l'altro paesaggio, quello della Palude del Capitano: doline in cui affiora acqua salmastra, che qui chiamano «spunnulate». A Santa Maria al Bagno il tono cambia. Nell'ex scuola di Lungomare Lamarmora, sede allestita su progetto dell'architetto Luca Zevi, il Museo della Memoria e dell'Accoglienza racconta i campi che tra il 1944 e il 1947 accolsero sopravvissuti ebrei dell'Olocausto, e conserva i murales di Zvi Miller; per quell'accoglienza Nardò ha ricevuto la Medaglia d'Oro al Merito Civile. Le visite si fanno con guida su prenotazione. Il parco, ricorda la Regione, confina con l'area marina di Porto Cesareo.
Giorno 3 — Porto Cesareo
Secondo la Regione Puglia l'Area Marina Protetta di Porto Cesareo copre 16.654 ettari ed è la terza per estensione in Italia; la gestisce un consorzio dei Comuni di Porto Cesareo e Nardò con la Provincia di Lecce, e alcune grotte marine si visitano in barca. Il portale regionale riassume la storia del paese come un andare e tornare del mare: abitato dall'Età del Bronzo, centro commerciale in età romana col nome di «Portus Sasinae», poi in declino per le incursioni dei pirati e l'insabbiamento, ripreso come porto nel Quattrocento e cresciuto negli anni Trenta del Novecento con la bonifica. Torre Cesarea, a pianta quadrata, dà il nome alla città ed è sede della Guardia di Finanza; Torre Chianca fu voluta da Carlo V contro le incursioni turche; di Torre Castiglione, distrutta nella Seconda guerra mondiale, restano pochi ruderi. Secondo Wikipedia, da riverificare, è comune autonomo da Nardò dal 1975. A circa cento metri dalla riva, scrive la Regione, l'Isola Grande deve il nome popolare di «isola dei Conigli» a un allevamento degli anni Cinquanta, ed è sito di nidificazione delle tartarughe marine. In centro il Museo di Biologia Marina espone circa 900 reperti. Il dettaglio singolare viene dal fondo: secondo la Fondazione Terra d'Otranto, nel 1932 fu trovata presso l'isola della Malva, a circa cinque metri, una statuetta in basalto verde del dio egizio Thout in forma di babbuino, oggi al Museo Nazionale di Taranto. Dal mare la strada risale verso l'interno, dove una torre guardava proprio questa costa.
Giorno 4 — Leverano e Copertino
La torre di Leverano è alta circa 28 metri, in carparo, un «sabbione compatto del luogo», con una scala a doppia elica chiusa nello spessore dei muri e una volta a crociera con costoloni bianchi e scuri alternati. Il Comune la attribuisce a Federico II, come vedetta contro i pirati diretti verso Porto Cesareo, e la chiama uno dei pochi resti degli Hohenstaufen in Terra d'Otranto. La Chiesa Matrice dell'Annunziata, attribuita a Giovanni Maria Tarantino di Nardò, porta un arco datato 1602 e un coro ligneo di 24 seggi del 1615; dopo il terremoto del 20 febbraio 1743 fu ricostruita, scrive la scheda comunale, «a spese del popolo di Leverano», e sulla cuspide della facciata guardano giù maschere apotropaiche. Nel chiostro di Santa Maria delle Grazie, convento chiuso nel 1807 e riaperto nel 1935, corrono 24 ogive su colonne poligonali. La Torre dell'Orologio conserva un meccanismo a foliot che batte ore e quarti. Qui visse Girolamo Marciano, medico e sindaco, autore di una descrizione della provincia d'Otranto pubblicata solo nel 1855.
Copertino riceve poche righe: il suo sito comunale non si è potuto leggere. La Regione racconta il Santuario della Grottella: un'icona bizantina della Madonna ritrovata a metà Cinquecento in una grotta tra i cespugli, e la chiesa fatta costruire nel 1577 da monsignor Cesare Bovio, a navata unica con tre altari. Il portale regionale descrive il castello, ristrutturato dai Castriota nel Cinquecento, con bastioni, fossato e Cappella di San Marco, e il Santuario di San Giuseppe da Copertino, completato nel 1758, che custodisce il cuore del santo portato da Osimo nel 1953. Wikipedia, da riverificare, colloca qui nel 1580 la prima tipografia stabile della Terra d'Otranto. Il viaggio, nella nostra proposta, si chiude sotto le mura del castello.
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