Alezio · Parabita · Matino · Casarano · LE
Quattro comuni vicini della provincia di Lecce, che una cartoguida del 2015 univa in un percorso di 15 km chiamato «Tracce mariane». Il nome regge in tre tappe su quattro: ad Alezio il santuario della Madonna della Lizza, a Parabita la basilica di Maria Santissima della Coltura, a Casarano la chiesa di Santa Maria della Croce, detta Casaranello. A Matino le fonti lette non indicano un luogo mariano, e il paese entra per i frantoi scavati nella roccia e per il Palazzo Marchesale Del Tufo. Il filo più solido, però, porta a Gallipoli: i gallipolini in fuga dagli Angioini si rifugiarono ad Alezio, e a Casaranello un'iscrizione ricorda un vescovo di Gallipoli. È un viaggio breve, per chi guarda affreschi e mosaici con pazienza e accetta che orari e visite restino da verificare.
In breve
Durata. 3 giorni.
Il percorso
Giorno 1 — Alezio
Il santuario della Madonna della Lizza sta sul colle, nel punto più alto dell'abitato, e secondo la scheda del FAI occupa un luogo dove prima sorgevano templi messapici e romani. Davanti all'ingresso un pronao con torre, che la stessa scheda dice costruito per difesa e per vedetta sulla costa vicina; nel piazzale una stele porta una croce che il FAI chiama templare. Dentro, sotto le capriate dell'unica navata di una pianta a croce latina, gli affreschi vanno, secondo il FAI, dal X al XVI secolo: nel transetto sud si cerca quello basiliano detto «il volto greco», e in chiesa il fonte battesimale scolpito nel 1588 da Vespasiano Genuino. La ragione del peso di questa chiesa il FAI la trova a Gallipoli: nell'estate del 1268 Carlo I d'Angiò assediò la città, che si arrese l'aprile seguente, e i gallipolini, puniti per la fedeltà agli Svevi, si rifugiarono qui; e in seguito la chiesa fu ampliata ed elevata a sede episcopale. Il luogo è più antico ancora. Wikipedia ricorda che la Tabula Peutingeriana segna Baletium come sosta sulla Via Traiana, e che il paese, chiamato Villa Picciotti dal Settecento, riprese il nome antico nel 1873. In via Monte d'Elia c'è una necropoli del VI secolo a.C.: nel 2023 una testata locale ne annunciava la riapertura come parco, con scavi ripresi dopo circa trent'anni e circa 200.000 euro di fondi pubblici del GAL Terra d'Arneo. Se oggi sia aperta le fonti lette non lo dicono, come non danno gli orari del Museo Civico Messapico, che Wikipedia dice inaugurato nel 1982. Il giorno dopo, nella nostra proposta, si passa a due paesi che quasi si fondono.
Giorno 2 — Parabita e Matino
Un atto del Comune di Matino del 2022, pubblicato sul portale della Regione Puglia, descrive Matino e Parabita come adiacenti, praticamente un unico abitato: la giornata attraversa un confine che quasi non si vede. A Parabita le fonti ammesse non ne dicono quasi nulla, e il paese riceve poche righe: c'è la basilica di Maria Santissima della Coltura, patrona del paese secondo Wikipedia.
Matino, per il portale nazionale italia.it, sta sul versante occidentale del Salento meridionale, tra ampi fondi coltivati a olivo e vite. Sotto il centro storico si aprono frantoi ipogei scavati nella roccia calcarea, e nei vicoli stretti restano nicchie votive. L'Arco della Pietà è, per italia.it, una sorta di porta d'ingresso al paese. Il Palazzo Marchesale Del Tufo ospita la sala del Consiglio comunale e il museo d'arte contemporanea MACMA, e nelle scuderie conserva affreschi con i nomi di cavalli di razza scritti sulle pareti. La Chiesa Matrice, dedicata a San Giorgio, ha otto altari in finto marmo e decorazioni barocche. L'atto comunale aggiunge che Matino porta il titolo di «città dell'arte e della musica». Date e vicende storiche del paese non si trovano nelle fonti lette, e qui il racconto si ferma. Il giorno dopo si prosegue verso una chiesa che le fonti lette legano probabilmente a Gallipoli.
Giorno 3 — Casarano
Casaranello si annuncia con una facciata sobria: un portale a lunetta, un rosone tardomedievale, le statue delle sante Lucia e Caterina, e sul braccio sud del transetto un campanile a vela nato da modifiche successive. Il senso della giornata sta in alto. Nella cupola un cielo stellato con una croce d'oro; nella volta del bema pere, uva, anatre, una lepre e un gallo; in chiave le tessere disposte a coda di pavone, l'opus pavonaceum. Il sito dell'Associazione ArcheoCasarano mette questi mosaici a confronto con il battistero di Napoli, il mausoleo di Galla Placidia a Ravenna e la Rotonda di San Giorgio a Salonicco. Quando la chiesa sia nata è discusso, e le fonti lette danno datazioni diverse: qui non se ne sceglie una. Secondo la stessa pagina fu costruita con conci tagliati apposta, senza pietre di riuso, a tre navate con un'abside rettangolare sporgente, e sorgeva probabilmente nella Massa Callipolitana, restando poi nella diocesi di Gallipoli. Anche la sua funzione è incerta: chiesa battesimale, oppure custode di una reliquia della Croce, ipotesi che spiegherebbe la croce in cupola e la dedicazione. Il filo gallipolino, nella nostra lettura, torna sulle pareti. Il primo ciclo di affreschi, di fine X secolo, porta iscrizioni greche, e quella sulla Vergine col Bambino ricorda la consacrazione della chiesa della Theotokos alla presenza di un vescovo di Gallipoli; nell'abside un dittico mostra i donatori Giorgio e Demetrio.
Le pareti sono un archivio a strati: del ciclo della Passione del XII secolo restano quattro scene, tra cui la Crocifissione e il Bacio di Giuda; nel Duecento si dipinse il martirio delle sante Caterina e Margherita; un dittico dei santi Eligio e Antonio abate è datato 1538; una Madonna col Bambino porta la data 1643. Poi vennero degrado e usi impropri, la riscoperta dello studioso Haseloff all'inizio del Novecento e i restauri dal 1971 al 1983. Nel 2016 il Ministero dello Sviluppo economico le dedicò un francobollo ordinario. Le visite guidate sono solo su prenotazione, con orari che cambiano secondo la stagione. Il viaggio, nella nostra proposta, si chiude sotto quella cupola stellata, l'ultima delle tre chiese di Maria del percorso.
BOZZA del 2026-11-08 · solo locale · gate eseguito: PASSA CON CORREZIONI, 10 difetti corretti · non approvato