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Dalle tarantate alle fabbriche di argilla

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Galatina - Santa Caterina d'Alessandria - 03 · foto Benjamin Smith, CC BY-SA 4.0, Commons

Galatina · Cutrofiano · Neviano · Aradeo · Seclì · LE

È un viaggio breve nel Salento interno, tutto in provincia di Lecce, costruito intorno a Galatina e a quattro paesi vicini. Il filo che le fonti permettono di tirare è doppio. Da una parte una famiglia feudale, gli Orsini del Balzo, che a Galatina fecero costruire Santa Caterina e a Neviano, secondo la scheda regionale, il castello; dall'altra le tradizioni che i luoghi conservano: la cappella delle tarantate, le confraternite, la ceramica di Cutrofiano, la barca di cartapesta di Aradeo. Va detto con onestà che il tema regge bene a Galatina e a Cutrofiano, mentre per Neviano, Aradeo e Seclì le fonti lette sono poche, le pagine dei Comuni di Aradeo e Seclì non si sono potute aprire e quella di Neviano non è stata trovata: lì il racconto si fa breve. È un itinerario per chi ama leggere le chiese per date e committenti.

In breve

Durata. 4 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — Galatina, Santa Caterina d'Alessandria

Si comincia da piazza Orsini, davanti a una facciata tricuspide con tre portali in pietra leccese e un rosone al centro. La basilica, scrive il Comune, fu voluta da Raimondello Orsini del Balzo insieme a un monastero e a un ospedale; quell'ospedale è oggi Palazzo Orsini, sede del Municipio. I lavori cominciarono intorno al 1383, secondo le fonti richiamate dalla scheda comunale, e la fine della costruzione è fissata al 1391, data incisa sull'architrave di una porta laterale: è il dettaglio da cercare prima di entrare. Intorno al 1460 Giovanni Antonio Orsini del Balzo aggiunse il coro ottagonale, mentre gli affreschi della prima metà del Quattrocento si devono alla committenza di Maria d'Enghien. Dentro, cinque navate, la centrale lunga circa 50 metri, e pareti che il Comune legge per cicli: Apocalisse, Genesi, storie di Cristo, degli angeli, dei santi e della Vergine, le Virtù. Nella basilica restano i cenotafi di Raimondello, nell'abside della navata centrale, e di Giovanni Antonio, sulla parete di fondo del coro ottagonale; del monumento di Maria d'Enghien rimangono quattro colonne, riusate nel Settecento per l'altare di San Francesco. Il tabernacolo ligneo è attribuito a fra' Giuseppe da Soleto: restaurato dopo un lungo abbandono, dal 1997 è tornato nell'abside della navata sinistra. Dal 1992 la chiesa è Basilica Minore Pontificia. Il giorno dopo si esce dalla basilica per leggere il resto della città.

Giorno 2 — Galatina, confraternite, ordini e tarantate

La seconda giornata si apre su un architrave datato 1579, quello della Santissima Trinità, detta dei Battenti, all'angolo con piazza Galluccio: secondo il Comune è sede di un’antica confraternita salentina, e in una teca conserva ancora i flagelli dei confratelli. È il filo che proponiamo per la giornata: nelle schede comunali tornano confraternite, ordini e lasciti. Lo mostra la Beata Vergine della Purità: il canonico Ottavio Scalfo, morto nel 1759, lasciò i suoi beni agli Scolopi per un collegio; ne seguì una lite, composta nel 1776 dalla Regia Camera di S. Chiara di Napoli con 15.000 ducati all'Istituto da lui fondato, e quello stesso anno partirono i lavori, chiusi nel 1782 come dice l'architrave, su progetto di Felice de Palma di Alessano; la pala dell'altare è «quasi certamente» di Serafino Elmo, scrive la scheda. Allo stesso modo lo Spirito Santo, dei Cappuccini, nacque nel 1580 per testamento di Niccolò Zimara, e dei libri donati ai frati, alcuni rari, una parte è oggi nella Biblioteca Comunale «Pietro Siciliani». All'Addolorata i ventidue specchi di fine Settecento furono sostituiti da quattro specchi disegnati da Pietro Cavoti; al Carmine c'è un presepe in pietra leccese del 1650. Altri luoghi delle schede comunali: il portone ligneo del Carmine, dell'intagliatore galatinese Donato Costantino, e San Lazzaro dei Lebbrosi, fuori le mura a est, con la statua del santo a grandezza naturale.

La giornata si chiude alla cappella di San Paolo, cappella privata del Settecento detta «delle tarantate». Secondo il Comune, alla festa dei Santi Pietro e Paolo vi si radunavano i morsi dalla taranta venuti da vari paesi del Salento, che poi passavano nella vicina Chiesa Matrice; oggi, durante la festa, la cappella attira turisti e qualche devoto. Da qui si va verso il paese dove l'argilla diventava pentola.

Giorno 3 — Cutrofiano, la città della ceramica

Il Comune si presenta con un motto, «Città della ceramica», e con due nomi: Cutrufiànu in dialetto, Kutrufiàna in griko. Il secondo spiega un'appartenenza. Secondo la scheda comunale, all'inizio dell'Ottocento Cutrofiano era tra i tredici paesi della Terra d'Otranto di lingua e tradizioni greche, e dal 2007 fa parte dell'Unione dei comuni della Grecìa Salentina, anche se il griko in paese non si parla da circa un secolo e mezzo. Il centro della giornata è il Museo della Ceramica, in piazza Municipio, che convive con la biblioteca comunale. Il sito del museo, di cui non è indicato il gestore, ne racconta il perché: nacque nel 1985, per iniziativa di Salvatore Matteo, per raccogliere gli oggetti usati nelle case fino agli anni Settanta del Novecento; nel 2015 fu riallestito da Marco Leo Imperiale dell'Università del Salento, con la supervisione di Paul Arthur. Le sale passano dal tornio a pedale alle ceramiche d'uso quotidiano, e la stessa fonte fa risalire la produzione di Cutrofiano all'età romana. Il dettaglio sta nei nomi: il «cutrubbu» per l'olio, la «pignata» che regge il fuoco, la «capasa» per granaglie, fichi e frise, e il «mbile», l'anfora acroma che teneva fresca l'acqua e accompagnava i contadini nei campi; accanto, i fischietti a cavallo, cane e omino di Giuseppe Colì. Il sito indica percorsi tattili in braille e videoguide in LIS. L'ultimo giorno tocca a tre paesi vicini.

Giorno 4 — Neviano, Aradeo e Seclì

A Neviano, sul versante centro-occidentale del Salento e a circa 8 km dalla costa ionica, il filo del primo giorno ritorna: la scheda regionale attribuisce il castello sull'altura, del Seicento, alla volontà degli Orsini del Balzo, e vi ricorda il presepe vivente di Natale. Indica anche la Matrice di San Michele Arcangelo, della seconda metà dell'Ottocento, la seicentesca Madonna delle Nevi e, a circa 3 km, l'Abbazia di San Nicola di Macugno, con affreschi e cavità ipogee, sede dell'Ecomuseo delle Serre Salentine.

Ad Aradeo la fonte è il portale nazionale italia.it, e il dettaglio singolare è una colonna: quella di San Giovanni Battista, del Seicento, in pietra leccese, che dava asilo a chi, perseguitato dalla legge, vi si aggrappava. Lo stesso portale ricorda la processione serale per San Nicola di Myra, con una barca di cartapesta che rievoca il viaggio del santo da Myra a Bari.

Seclì riceve poche righe, da due siti privati con testi simili, da riverificare, che non valgono come due conferme. Secondo vivalapuglia.it la chiesa e il convento di Sant'Antonio da Padova furono iniziati nel 1587 per volere dei duchi Guido D'Amato e Giulia Spinelli e restarono ai Frati Minori Osservanti fino alla soppressione del 1866; tuttitalia.it ricorda il chiostro affrescato e il Palazzo Ducale. Il viaggio, nella nostra proposta, si chiude qui.

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