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Le strade dei pellegrini verso De Finibus Terrae

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Centopietre di Patù · foto Psymark, CC BY-SA 3.0, Commons

Salve · Morciano di Leuca · Patù · Castrignano del Capo · Gagliano del Capo · LE

Cinque comuni in provincia di Lecce, all'estremo del Capo di Leuca, legati da una meta: il santuario che la Diocesi di Ugento chiama Basilica di S. Maria de finibus terrae, meta di pellegrinaggi già nel Medioevo. La cartoguida regionale del 2015 tracciava due cammini, uno da Alessano per Salve, l'altro da Morciano, che passando per Barbarano, Giuliano e Patù arrivavano a Castrignano del Capo; e a Barbarano, secondo italia.it, si fermavano i pellegrini diretti a Finibus Terrae. Il tema regge però solo in parte: quei tracciati erano legati a un programma di quell'anno e non è verificato che esistano oggi, e Gagliano del Capo non vi compare. Gagliano ha un'altra strada, quella del sale. È un viaggio per chi vuole leggere un capo di terra attraverso le pietre che vi portavano.

In breve

Durata. 4 giorni.

Il percorso

Giorno 1 — Salve e Ruggiano

Si comincia sotto terra e molto indietro nel tempo. Il GAL Capo di Leuca colloca sulla collina Spigolizzi la Grotta Montani, con resti del Pleistocene, e alla Chiusa un villaggio dell'Età del Bronzo cinto da mura ciclopiche larghe fino a otto metri e alte quattro. Il dettaglio che resta viene dal fondo Fano: un tesoretto di 68 monete d'argento, stateri magnogreci, «pegasi» dell'Acarnania e un quadrigato romano, coniate tra la seconda metà del VI e la fine del III secolo a.C. e nascoste negli ultimi decenni del III; oggi, scrive il GAL, è esposto a Palazzo Ramirez, il palazzo dalle volte affrescate e dalla loggia. In paese il GAL segnala il frantoio ipogeo detto Le Trappite, del 1601, la Torre dei Montano del 1563, con garitte e feritoie, e la chiesa gotica di San Nicola Magno, che custodisce un organo di Giovanni Battista Olgiati; la Diocesi data al 1579 l'arrivo dei Cappuccini, il cui convento fu soppresso nel 1866. Nella frazione di Ruggiano sta il santuario di Santa Marina, che la Diocesi elenca tra i suoi santuari. Ed è a Salve che il cammino diocesano «L'anello del Bello», legato a don Tonino Bello, ha posto una sua pietra miliare.

Giorno 2 — Morciano di Leuca, Barbarano e Patù

Il perché di questa giornata è una città che non c'è più. Secondo il GAL sia Morciano sia Patù nascono da profughi di Vereto, la città messapica distrutta dai Saraceni: Morciano nel IX secolo, Patù nel 924. A Morciano il castello Castromediano-Valentini fu voluto, per il GAL, da Gualtieri VI di Brienne nella prima metà del Trecento, e porta ancora merli a giglio di Francia, un portale con piombatoia e cinque stemmi gentilizi. La Chiesa Madre di San Giovanni Elemosiniere è cinquecentesca su una struttura tardomedievale; la chiesa del Carmine risale a circa il 1486. A Morciano i Carmelitani avevano fondato un convento nel 1450, secondo la Diocesi. Sotto la piazza, secondo italia.it, un pavimento di vetro lascia vedere un frantoio e le fosse del granaio. Barbarano, che dipendeva dal vescovo di Ugento ed entrò nel Comune di Morciano nel 1894, era, secondo italia.it, tappa dei pellegrini: il complesso detto Leuca Piccola fu costruito, scrive Avvenire, tra fine Seicento e inizio Settecento per volontà del barone Annibale Capece, e italia.it lo dice riproduzione della basilica di Leuca. A Barbarano, scrive Avvenire, le due grandi cavità delle Vore.

A Patù la collina di Vereto domina la rada di San Gregorio, dove Avvenire segnala sul fondale i resti di un porto messapico. Nel 2026, secondo la stessa testata, l'Università L'Orientale di Napoli vi ha condotto la prima campagna di scavi sistematici, e Patù e Morciano promuovono insieme il progetto «Storie Meridiane». In paese le Centopietre, un edificio di grandi blocchi che la tradizione, riportata come leggenda dalla scheda del Ministero della Cultura, lega a una battaglia contro i Saraceni a Campo Re; data e provenienza dei blocchi divergono da fonte a fonte. Per il GAL, poi, San Michele Arcangelo, eretta nel 1564, e Palazzo Romano, casa natale del patriota Liborio Romano, che Avvenire indica come sede del Museo archeologico di Vereto. Nei percorsi della cartoguida del 2015, da Patù si arrivava a Castrignano del Capo.

Giorno 3 — Castrignano del Capo e Santa Maria di Leuca

Il capoluogo, per il GAL, ha un primo nucleo medievale, Borgo Terra, con case a corte, il Palazzo Fersini «dal 1460» e una Chiesa Madre di San Michele Arcangelo barocca, in carparo, a navata unica; a Giuliano un menhir dell'età del Bronzo. Ma il peso della giornata è a Leuca. Prima del santuario c'era il mare: nella Grotta della Porcinara, scrive la Diocesi, i navigatori lasciavano ex voto a Zeus Batos per la traversata del Canale d'Otranto, con iscrizioni dalla fine del I secolo a.C. alla prima metà del III d.C. Le notizie sicure sul santuario partono dal XIV secolo; dopo Lepanto le incursioni piratesche culminarono nel grande incendio del 1624, che distrusse la chiesa medievale. Si salvò la Madonna col Bambino di Palma il Giovane, oggi sull'altare maggiore. La ricostruzione a croce latina, per il vescovo di Alessano Giovanni Giannelli, diede alla facciata l'aspetto di un palazzo fortificato a due ordini con due speroni. Sul piazzale il faro, la cui luce arriva a 15 miglia; ai lati della cascata, le scalinate dell'Acquedotto Pugliese completate nel 1939. Dal porto vecchio, secondo Quotidiano, alla Basilica si sale con 296 gradini. In basilica una lapide in bronzo ricorda l'incrociatore francese Léon Gambetta, affondato nella notte del 27 aprile 1915 a circa venti miglia dal capo con oltre settecento uomini. Il giorno dopo si piega lungo la costa.

Giorno 4 — Gagliano del Capo, il Ciolo e Arigliano

A Gagliano la scheda del Ministero della Cultura cataloga un centro storico difensivo, chiamato Castrum Leocadense fino al XV secolo; ne restano un torrione in Palazzo Ciardo, uno in Palazzo Comi e tracce di mura in via Vittorio Veneto. Palazzo Ciardo, dice il GAL, fu costruito nel 1900 sui ruderi del castello baronale ed è la casa natale del pittore Vincenzo Ciardo. Una chiesa edificata nel 1574, dice il GAL, conserva due tele di Oronzo Tiso del 1771. Poi il Ciolo: un canale che il Comune descrive scavato dall'erosione dell'acqua verso il mare, scavalcato negli anni Sessanta da un ponte ad arco unico di circa 30 metri d'altezza, progettato da Antonio La Tegola con il metodo di Robert Maillart. Dal Ciolo il sentiero delle Grotte Cipolliane segue, per il Comune, l'antica via con cui gli asini portavano sale e merci dalla costa all'entroterra, accanto a tre cavità con tracce umane preistoriche e ciottoli incisi di significato ignoto. Ad Arigliano, i menhir del Foggiaro, con croci incise, e dello Spirito Santo, di funzione ignota. Il viaggio, nella nostra proposta, si chiude qui.

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