Alessano · Montesano Salentino · Miggiano · Presicce-Acquarica · LE
Quattro comuni della provincia di Lecce, nel Capo di Leuca. Il tema ipotizzato, «medioevo salentino», viene da un percorso della cartoguida regionale del 2015 e regge solo in parte: le schede del GAL Capo di Leuca datano al XII secolo i primi documenti di Miggiano e il castello di Acquarica, al IX la cripta di Santa Marina, al Duecento la cappella di Celsorizzo, ma la chiesa principale di Alessano, l'ex cattedrale, è una chiesa decisa nel Settecento. Il filo che le fonti reggono meglio è un altro: un paese che contava più di oggi, Alessano, una sede vescovile soppressa, feudi passati di famiglia in famiglia, olio lavorato sottoterra. Di Miggiano e Montesano le fonti aperte dicono poco, e il racconto lì si accorcia. È un viaggio per chi legge le date sulle pietre.
In breve
Durata. 3 giorni.
Il percorso
Giorno 1 — Alessano
Si comincia dalla piazza che oggi porta il nome di don Tonino Bello e che prima si chiamava Piazza Assunzione. Su un lato la Collegiata del Santissimo Salvatore, di fronte, al civico 41, secondo il Parco culturale ecclesiale della Diocesi, la casa dove il vescovo nacque. La chiesa spiega il paese. Il GAL Capo di Leuca ricorda che i Normanni assegnarono ad Alessano un ruolo di preminenza, che il massimo splendore venne nel Cinquecento sotto i Gonzaga e che in quel secolo Cesare Raho la chiamava «capitale della Leucadia». Qui c'era una diocesi. Secondo la Diocesi di Ugento, all'inizio del Seicento la cattedrale era a una navata con copertura lignea; nel 1755 il vescovo Dionigi Latomo Massa la trovò fatiscente e ne decise una nuova, su progetto dell'architetto alessanese Felice De Palma. Il 27 giugno 1818 la diocesi fu soppressa e unita a Ugento, e la cattedrale divenne collegiata. Dentro, la stessa fonte indica il pulpito ligneo di Giuseppe De Cupertinis, nove altari laterali e, all'altare di San Raffaele, la tela di Tobiolo e l'Angelo di Paolo Finoglio, dove riposa il vescovo che volle la chiesa; il GAL aggiunge un organo a canne del XVIII secolo. In questa chiesa, per la Diocesi, don Tonino Bello ricevette i sacramenti dell'iniziazione cristiana e fu ordinato sacerdote; la sua tomba è nel cimitero del paese, e il decreto che lo dichiara venerabile, annunciato il 25 novembre 2021, fu promulgato da papa Francesco. Il centro storico, per il GAL, è fatto di case a corte con facciate rinascimentali, balaustre e cornicioni scolpiti, e di un repertorio di segni: uroboros, protomi umane, croci greche, latine e a calvario. C'è anche la giudecca, l'antico quartiere ebraico. In Via Alessio Comneno il Palazzo Legari, residenza degli antichi duchi, ha un leone scolpito sul portale; secondo la stessa fonte ecclesiastica, i Cappuccini sono presenti dal 1628 con la chiesa di Santa Maria degli Angeli. Fuori dall'abitato, sulla collina di Montesardo affiorano resti dei Messapi, e le campagne hanno muretti a secco a decorazioni geometriche. Secondo un'indagine di archeologia industriale citata dal GAL, che non la nomina, l'olio fu qui la produzione principale per quasi otto secoli. È il filo che porta ai paesi vicini.
Giorno 2 — Montesano Salentino e Miggiano
Montesano ha una storia breve sulle carte. La pagina del GAL dice che il paese risale probabilmente al XIV secolo e che passò ai D'Aragona e poi ai Marulli, come feudo del Marchesato di Specchia e Campomarino. Tra i cittadini illustri del Settecento la stessa pagina ricorda i fratelli Bitonti, medici e chirurghi, e Saverio Scolozzi, sacerdote, giurista e chirurgo, e tra i luoghi elenca un Palazzo Bitonti. Per il GAL la Chiesetta della Consolazione è del 1821 e la Chiesa Matrice fu eretta nel 1822. Intorno, su un suolo carsico che fu di macchia mediterranea, oggi crescono uliveti secolari. Il patrono è San Donato, invocato contro l'epilessia. Il sito del Comune non si è potuto leggere, e di Montesano non si può dire di più.
Miggiano, per la stessa fonte, compare nei documenti nel XII secolo. La pagina del GAL collega la nascita del nucleo attuale al 1156, quando Guglielmo il Malo distrusse Vaste e una parte degli abitanti si rifugiò nella valle; il nome passò da Mesiano e Misciano a «Miggiano dei Paduli» nel Seicento. Il luogo più antico è la cripta di Santa Marina, che il GAL data al IX secolo, con affreschi del Quattrocento e una Dormitio Virginis. Nella Matrice di San Vincenzo Martire, con parti dei secoli XVI, XIX e XX, c'è una tela del santo dei primi del Seicento, probabilmente di Donato Antonio D'Orlando di Nardò. Nel territorio stanno alcuni menhir, il cui significato resta un'ipotesi. Anche qui il sito comunale era chiuso. Il terzo giorno, nella nostra proposta, è per le due metà di un comune nato da una fusione.
Giorno 3 — Presicce e Acquarica del Capo
Presicce-Acquarica nasce dalla fusione di due borghi. A Presicce si guarda prima sotto i piedi. Il GAL descrive frantoi ipogei scavati nel calcare tra il XVII e il XIX secolo, raccolti intorno a Piazza del Popolo, al Palazzo Ducale e alla Chiesa Madre, e chiusi a fine Ottocento; l'olio usciva dal porto di Gallipoli. Il paese è detto, per il GAL, «Città degli Ipogei». Il paese era già un casale in età normanna e, per il GAL, passò dal XIII al XIX secolo per molte mani: Securo, Drimi, de Specula, Cito, Bartilotti, de Liguoro. Giacomo Arditi, a fine Ottocento, lo diceva un paese «che non sa di villereccio ma di grave e di civile». I Bartilotti hanno lasciato il segno più visibile: secondo la scheda Art Bonus del Ministero della Cultura vollero all'inizio del Seicento la Colonna di Sant'Andrea, barocca, con capitello corinzio, la statua del patrono in cima e alla base le quattro Virtù cardinali, tre delle quali senza testa; il restauro, concordato con la Soprintendenza, risulta concluso. La chiesa di Sant'Andrea, del tardo Settecento, ha un campanile rinascimentale; la Casa Turrita, una vecchia struttura difensiva diventata abitazione, è stata restaurata nel 2012.
Acquarica del Capo, a 10 km dallo Ionio per il GAL, conserva un castello del XII secolo e la chiesa di San Carlo Borromeo, con facciata secentesca in pietra leccese e un organo del 1872. Il viaggio si chiude alla masseria Celsorizzo. Qui la scheda del GAL mette in fila più di cinque secoli: nel 1283 Giovanni di Ugento fece costruire la cappella di San Nicola di Mira, 7,8 metri per 3,7, con affreschi del Duecento, un Cristo Pantocratore, un'Annunciazione, un'Ultima Cena; nel 1545 Fabrizio Guarino comprò la masseria da Claudio Lubello per 3500 ducati, nel 1550 sorse una torre colombaia, e il 1807 è inciso sull'architrave delle stalle. Il viaggio, nella nostra proposta, finisce qui.
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