Cavallino · Castri di Lecce · Lizzanello · San Pietro in Lama · LE
Quattro comuni della provincia di Lecce, e un filo che le fonti lette reggono: tre di questi paesi compaiono nelle fonti, o rinascono, come casali legati a Lecce. Cavallino, per la scheda del Ministero della Cultura, risorge come casale nella Contea di Lecce; Castri, per dono del conte Tancredi nel 1190, e San Pietro in Lama, per dono di re Tancredi alla fine del XII secolo, passano alla Chiesa di Lecce. Lizzanello entra per un'altra via, quella di Cosimo De Giorgi, lo scienziato nato qui che descrisse, scrive il FAI, la Valle della Cupa. Il tema ipotizzato, «campagna e centri storici», regge solo in parte: i centri storici hanno tre schede ministeriali, la campagna compare solo nella Valle della Cupa, descritta dal FAI, e negli olivi di Lizzanello. Nella nostra proposta è un viaggio di tre giorni, per chi legge un paese dalla sua pianta e dalle sue date più che dai monumenti.
In breve
Durata. 3 giorni.
Il percorso
Giorno 1 — Cavallino
Si comincia da una terrazza artificiale alta dieci metri, il Balcone sulla Storia, che secondo il portale museionline fa da ingresso al parco del Museo Diffuso, inaugurato nel 2003 sul sito di un abitato messapico. Del luogo, la scheda del Ministero della Cultura sul centro storico legge una sequenza lunga: una prima frequentazione nel Bronzo medio, tra XVI e XV secolo a.C.; dopo un lungo abbandono, un villaggio di capanne nell'VIII secolo a.C.; verso la metà del VI una grande cinta fortificata e, dentro, una città con quartieri di case in muratura e tetti in laterizio. Poi, agli inizi del V secolo, un abbandono improvviso, e per secoli solo uso agricolo. Secondo lo stesso portale museionline, il MUDI, aperto nel 2015 in un ex asilo restaurato dal Comune, racconta quella trasformazione del VI secolo a.C., e del museo fa parte anche la ricostruzione sperimentale di una casa dello stesso secolo; a individuare l'insediamento, nella seconda metà dell'Ottocento, fu Sigismondo Castromediano. Il paese di oggi ha un'altra origine: dalla fine del XIII secolo, dice la scheda, i De Noha rioccupano stabilmente il luogo e il nuovo centro cresce intorno al palazzo feudale; verso la metà del Seicento il feudo passa ai Castromediano, e nel 1806 l'abolizione della feudalità nel Regno di Napoli porta l'autonomia comunale.
Sulla piazza intitolata a Sigismondo Castromediano la scheda indica il Palazzo Ducale, con una galleria affrescata e la cappella di Santo Stefano, la Chiesa Matrice e il pozzo di San Domenico; a poche centinaia di metri l'ex convento dei Domenicani, in pietra leccese, oggi sede dell'Università del Salento. Wikipedia, da riverificare, aggiunge date che la scheda non dà: Matrice iniziata nel 1630, pozzo del 1633. La stessa enciclopedia attribuisce a Gianserio Strafella i dipinti di una cappella del palazzo. Il nome di Strafella prepara il giorno dopo: secondo Wikipedia, nel 1882 lo considerò tra i pochi pittori davvero eminenti di Terra d'Otranto un uomo nato a Lizzanello.
Giorno 2 — Castri di Lecce e Lizzanello
A Castri anche il nome è doppio. La scheda del Ministero della Cultura parla di due nuclei antichi, Castrifrancone e Castriguarino, uno «sdoppiamento fisico e amministrativo» dell'insediamento; il nome storico Castriguarino resta in uso fino al 1891, poi il paese diventa Castri. Le prime fonti sono di età normanna: nel 1190 il conte Tancredi d'Altavilla dona il casale alla Chiesa di Lecce. Il paese, annota la stessa scheda, appartiene alla diocesi di Otranto. Nel Quattrocento un castello dipendente da Roca passa, per dono della regina Giovanna II, ad Agostino Guarino; nel 1617 il feudo è di Bernardino Cicala, e nel 1707 Domenico Adriani possiede «i due Castri». Del castello di Guarino le fonti lette non dicono che cosa resti. Le fotografie della scheda mostrano il Palazzo Castri e la Chiesa della Visitazione; la piazza principale, per la scheda, è Piazza Municipio. Wikipedia registra il nome griko del paese, τα Καστρία.
Lizzanello, nelle fonti lette, è povero di carte. Il portale italia.it lo dice terra adatta all'olivo e all'olio, indica la Chiesa di San Lorenzo Nuovo, costruita nel Cinquecento e rimaneggiata, con facciata barocca e due torri campanarie, le cappelle dell'Immacolata e dell'Annunziata, e un castello poi diventato residenza nobiliare, senza nome né data. Ben documentato è invece il figlio del paese. Cosimo De Giorgi nacque qui il 9 febbraio 1842, secondo l'Università del Salento; laureato in Medicina a Pisa nel 1864, nel 1867 tornò a Lizzanello per assistere i familiari durante il colera e rinunciò a specializzarsi all'estero. Da allora studiò il Salento: nel 1874 fondò l'Osservatorio meteorologico di Lecce, tracciò la prima carta geologica del Salento, scoprì l'Anfiteatro romano nel centro di Lecce. Treccani ricorda le sue Note geologiche sulla provincia di Lecce, del 1876. Il Comune, secondo Wikipedia, gli ha intitolato la scuola media e la via in cui nacque; nella frazione di Merine la stessa enciclopedia indica il palazzo baronale Palmieri-Magliola, dei Palmieri signori dal 1613. Fu De Giorgi, scrive il FAI, a descrivere a fine Ottocento come «un mare di verzura» la valle dove porta il giorno dopo.
Giorno 3 — San Pietro in Lama e la Valle della Cupa
La Valle della Cupa è, per il FAI, una valle di origine carsica, abitata da circa il 2500 a.C.; sulle alture stanno le specchie, e alcune, nel Medioevo, divennero avamposti con torri-masserie sopra, come Vittorio a Lequile; antiche vie la attraversavano collegando i due mari. Il FAI la scheda come luogo di San Pietro in Lama, e nella stessa depressione colloca il paese la scheda del Ministero della Cultura. Re Tancredi, verso la fine del XII secolo, donò il centro al vescovo di Lecce, e per secoli San Pietro in Lama fu «casale de corpore» della città. Nessuna residenza baronale, annota la scheda, e un impianto «aperto», cresciuto per isole intorno alle chiese. Il nucleo originario fu forse l'isola di Sant'Antonio, un quadrilatero delimitato da una strada di confine centuriale che lo separava da Lequile; via XX Settembre termina con la cappella di Sant'Antonio Abate, probabilmente il primo edificio sacro.
La Matrice fu costruita entro il 1546 tra il borgo di Sant'Antonio e quello di San Nicola, attestato dal 1574 e cresciuto fino alla fine del secolo; allo stesso periodo la scheda riporta il Borgo dell'Amendole, sull'isola di San Giovanni, con la chiesa di San Pasquale Baylon, e tra Cinque e Seicento l'isola di Santo Stefano, con la chiesa omonima. Nel Settecento i palazzi signorili occuparono via Roma, via Pisacane e via Garibaldi. Wikipedia vede nella Chiesa Madre un esempio tipico di barocco leccese: è il giudizio di quella fonte. Tra i ritrovamenti della valle il FAI cita l'area archeologica di Cavallino, e il viaggio, nella nostra proposta, si chiude così, con la campagna che riporta al primo giorno.
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